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Debutta in scena tra gli applausi ‘Il Birraio di Preston’

Comincia con un incendio che manda
in fumo scene e costumi di una compagnia teatrale lasciando gli
interpreti letteralmente “in mutande”, e finisce con un rogo
dove tra cospirazioni, complici alleanze, omissioni e stupidità
muoiono assurdamente svariate persone. Questa la trama della
rappresentazione teatrale de “Il birraio di Preston”, di Andrea
Camilleri, che in omaggio ai cent’anni dalla nascita dello
scrittore ha debuttato ieri sera accolta dagli applausi al
Teatro delle Muse di Ancona di cui ha inaugurato la stagione di
prosa, in una nuova produzione di Marche Teatro per la regia di
Giuseppe Dipasquale, suo direttore artistico, nonché amico e
collaboratore dello scomparso autore.
    Tratta dal libro omonimo uscito trent’anni fa e adattata per
il teatro dallo stessi Camilleri e Dipasquale, la vicenda è
incentrata sulla scelta del prefetto Bortuzzi, reo di essere non
solo fiorentino, ma anche di stanza nella vicina Montelusa,
d’imporre a Vigàta per l’inaugurazione del locale teatro l’opera
lirica Il birraio di Preston di Luigi Ricci, destando il
malcontento dei cittadini che boicottano la prima in ogni modo
possibile fino al drammatico esito finale.
    Una tragedia nata da futili motivi trattata però con ironia,
laddove l’atavica inclinazione siciliana all’autocommiserazione
si veste di paradossale comicità, rivelandosi non come un
destino perverso, ma come il risultato dell’agire dei
personaggi.
    La narrazione, che contempla ben 70 protagonisti portati in
scena da 11 interpreti, si svolge come in un film con una serie
di feedback che ne ripercorrono le singole vicende ambientate in
uno spazio unico, una sorta di piazza che si trasforma con
oggetti sul palco e immagini video sul fondo nei diversi
ambienti che ospitano la vicenda.
    In questo senso Vigàta assume il ruolo di un luogo della
memoria dove il racconto procede per frammenti, salti temporali
e associazioni spiegati da un narratore, mentre i personaggi
assumono la funzione di stereotipi. E stereotipato alla fine
sarà pure l’esito delle indagini su chi ha scatenato l’incendio,
cioè un gruppo di cospiratori carbonari, con insabbiamenti,
depistaggi e colpevoli alleanze per nascondere, come svelato
nell’estremo paradosso dell’ultima scena che il motivo per il
quale il prefetto ha imposto la rappresentazione è quello di
voler omaggiare la moglie che avrebbe incontrato proprio a
Firenze quando a all’opera si dava il Birraio di Preston. Ma lei
lo contraddice: in realtà si trattava de La Clementina di
Boccherini.
    Divertente, ironico, ricco di metafore sessuali, lo
spettacolo si è avvalso di una compagnia di grandi interpreti
molto apprezzata dal pubblico, nonostante un certo
appesantimento dovuto all’affastellarsi delle diverse vicende
dei protagonisti. Sono Edoardo Siravo, Mimmo Mignemi, Federica
De Benedittis, Gabriella Casali, Pietro Casano, Luciano
Fioretto, Federica Gurrieri, Paolo La Bruna, Zelia Pelacani
Catalano, Valerio Santi e Vincenzo Volo. Scene di Antonio
Fiorentino, costumi di Stefania Cempini e Fabrizio Buttiglieri
ripresi da un’idea di Gemma Spina. Musiche di Luigi Ricci.
    Prodotto assieme al Teatro di Roma e al Massimo di Palermo,
lo spettacolo sarà ad Ancona fino al 9 novembre e poi in tournée
in 17 piazze italiane tra cui Bologna, Milano, Catania, Brescia
e Firenze. Nelle Marche andrà in scena a Pesaro (2 e 3 dicembre)
e ad Ascoli Piceno (dal 16 al 18 gennaio 2026).
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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