
Agli italiani piace la pasta, si
sa. E’ (non da sempre ma almeno da fine Ottocento) uno degli
alimenti distintivi della cucina italiana e anche gli acquisti
al supermercato lo dimostrano, anche se con alcune sorprese. La
prima è che fra tutti i tipi di pasta in Italia il più venduto
sono le penne lisce e rigate, che superano gli spaghetti. Almeno
nei punti vendita di Coop Alleanza che ha fatto una analisi in
vista del Pasta Day del 25 ottobre. Questo però non vale ad
Ascoli Piceno.
Nel 2024, ad Ascoli la cooperativa ha venduto 65mila
confezioni di spaghetti (n.12 la misura preferita), seguiti con
61mila pezzi dalle penne, seguite dai rigatoni con 57 mila
pezzi. Le lasagne sono presenti con oltre 7mila pezzi, segno di una
tradizione familiare ancora viva ma meno quotidiana che si lega
ai vincisgrassi. “I vincisgrassi non sono solo un antenato delle
lasagne – ha osservato Alberto Grandi, professore associato di
Storia del cibo all’Università di Parma – : sono proprio la
versione barocca, aristocratica e un po’ guerrafondaia del
piatto. Altro che cucina povera! Parliamo di Marche, fine ‘700,
ma le radici sono ancora più antiche: già nel Medioevo, nei
ricettari italiani circolavano timballi e pasticci a strati con
pasta, carne, spezie e formaggi, roba da banchetti nobiliari,
non da trattoria. I vincisgrassi, però, entrano nel mito con il
nome: secondo la leggenda, deriverebbe da un certo prince
Windisch-Graetz, generale austriaco che avrebbe ispirato il
piatto durante l’assedio di Ancona nel 1799, ovviamente si
stratta di un’invenzione”. “Rispetto alle lasagne moderne, i
vincisgrassi non lesinano nulla: dentro ci trovi fegatini,
frattaglie, ragù denso, besciamella, spezie forti. È una lasagna
che non chiede scusa. Non a caso – ha concluso -, oggi è piatto
della festa nelle Marche, non da tutti i giorni. Quindi no, i
vincisgrassi non sono un prototipo primitivo: sono l’evoluzione
carnivora e aristocratica delle lasagne. Le moderne sono venute
dopo, addomesticate, semplificate. I vincisgrassi sono lasagne
che non hanno ancora fatto pace con la dieta.”.
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Fonte Ansa.it