
“In questo ufficio abbiamo il brutto vizio di essere determinati a dare verità e giustizia alle vittime e ai loro familiari. Guidati dall’ottimismo della volontà e dal pessimismo della ragione, per citare Kant”. Lo dice all’ANSA Francesco Cozzi, il procuratore capo di Genova che andrà in pensione tra una settimana dopo 43 anni in magistratura e gli ultimi cinque come procuratore capo di Genova. Dal 2018 ha affrontato una pandemia e una delle più gravi tragedie delle infrastrutture in Italia: il crollo del ponte Morandi (14 agosto 2018, 43 morti). “Il crollo del Morandi mi ha colpito immensamente. E da quel giorno non ho passato, insieme a tutti i colleghi e il personale di questo ufficio, un solo giorno senza lavorare per fare chiarezza, per arrivare a dare giustizia ai parenti dei morti”, dice. E precisa: “La richiesta di rinvio a giudizio per il crollo del ponte Morandi non è il mio ‘testamento’, il lavoro immane lo hanno fatto i colleghi Massimo Terrile e Walter Cotugno. Io però ero sempre dietro, pronto al confronto, allo scambio di idee a trovare soluzioni. I processi, è quello che mi sono sempre augurato, devono servire anche a mettere a posto le cose che non vanno”. E il procuratore fa degli esempi: “Dalla tragedia del Morandi i controlli alla rete autostradale sono più accurati, le persone possono viaggiare in sicurezza. Dopo il crollo della Torre Piloti del porto di Genova (7 maggio 2013, 7 morti) il progetto per la nuova struttura è stato pensato in modo tale da garantire la sicurezza di chi ci lavora, in un luogo più sicuro”.
Fonte Ansa.it