
Saranno sentiti il 18 giugno
come testi ‘assistiti’ in quanto indagati in procedimenti penali
paralleli i quattro testimoni, tutti stranieri e tutti di
nazionalità senegalese, che avrebbero raccontato di ulteriori
abusi di potere da parte di un gruppo di agenti di polizia
locale durante controlli o fermi. Tre di loro al momento si
trovano in carcere e uno è senza fissa dimora. Per questo la
procura di Genova ha chiesto e ottenuto dal gip Giorgio Morando
un incidente probatorio che consente di acquisire
anticipatamente una prova in contraddittorio tra le parti. I
nuovi episodi contestati sarebbero in tutto otto: da una
resistenza mai avvenuta che ha portato all’arresto di uno
straniero configurando nei suoi confronti il reato di calunnia,
al peculato per la sottrazione dal portafoglio di un fermato di
denaro che non sarebbe stato sequestrato e verbalizzato. In un
altro caso di bustine di droga cadute dalla tasca di un fermato
ma secondo l’accusa mai esistite, il che configura l’ipotesi di
falso in atto pubblico. L’indagine era scaturita da
un’informativa inviata dal comando della polizia locale che
aveva condotto un’inchiesta interna dopo che due vigilesse
avevano segnalato all’assessore alla polizia locale Sergio
Gambino e al comandante Gianluca Giurato una serie di
comportamenti illeciti e inappropriati da parte di colleghi. Tra
le carte dell’inchiesta i messaggi contenuti nella chat ‘Quei
bravi ragazzi’, una sorta di chat parallela a quella ufficiale
del reparto dove gli agenti condividevano le immagini dove
sbeffeggiavano o minacciavano i fermati. Gli agenti indagati
erano quindici un anno fa, quando le perquisizioni avevano
portato a scoprire negli armadietti di alcuni anche dei
manganelli tonfa, non in dotazione alla polizia locale. Adesso
il numero totale degli indagati (difesi fra gli altri dagli
avvocati Sabrina Franzone, Paolo Costa, Igor Dante e Maurizio
Tonnarelli) è salito a 25.
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Fonte Ansa.it