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Petrocchi, il perdono spezza la catena del rancore

Il perdono come risposta al male,
strumento per ricostruire le relazioni e condizione per una
società più giusta. È il messaggio affidato dal cardinale
Giuseppe Petrocchi al ‘Convegno sul Perdono’ che ha avuto luogo
oggi all’Aquila, in preparazione alla 732/a Perdonanza
Celestiniana. Nel suo intervento Petrocchi, arcivescovo emerito
dell’Aquila e da febbraio presidente dello Ior, ha affrontato il
tema sul piano evangelico, etico, psicologico e sociale.
    “Il perdono costituisce un bene morale non solo nella
prospettiva della fede, ma anche della corretta ragione”, ha
spiegato. Non rappresenta “un cedimento di fronte ad un affronto
subìto”, bensì “una reazione coraggiosa e rigenerativa, animata
dall’amore”. Il cardinale ha distinto il perdono dall’impunità e
richiamato la necessità della giustizia. Ha quindi messo in
guardia dagli effetti del risentimento: “Il non-perdono è causa
di male-essere”, mentre “il rancore aggressivo fa-male e fa
star-male, anzitutto chi lo nutre in se stesso”. Il perdono, al
contrario, “disintossica gradualmente dai virus dell’ira” e
favorisce “l’igiene mentale e la stabilità interiore”.
    Riferendosi a Celestino V, Petrocchi ha definito la
Perdonanza una “geniale intuizione creativa”, capace da 732 anni
di offrire alla Chiesa un cammino di purificazione e
rinnovamento. La sua vocazione, ha concluso, è mostrare “una
Chiesa dalle braccia spalancate” e formare, in un tempo segnato
da guerre e contrapposizioni, uomini e donne capaci di diventare “artigiani della pace”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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