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Perugia ai vertici della ricerca ematologica nel campo delle malattie rare

Perugia ancora ai vertici della
ricerca ematologica nel campo delle malattie rare. A comunicarlo
in occasione della Giornata internazionale delle malattie rare,
che si celebra il 28 febbraio, l’ematologa, nota ricercatrice a
livello internazionale, Cristina Mecucci.
    Al centro degli importanti risultati resi noti da Mecucci,
gli avanzamenti nella diagnosi di precisione che permette di
identificare le anomalie del Dna che provocano le leucemie, la
cui conoscenza è indispensabile per la scoperta di nuovi
trattamenti specifici. In particolare, una nuova forma di
leucemia acuta linfoblastica di tipo T che può svilupparsi nei
bambini e giovani adulti è stata scoperta attraverso gli studi
sul genoma. La leucemia deriva dalla cooperazione di un gruppo
di geni che sono stati individuati nelle cellule leucemiche e
che costituiscono una vera e propria etichetta diagnostica
multigenica.
    Questo risultato si aggiunge a quelli già precedentemente
pubblicati dallo stesso gruppo e finanziati con fondi
ministeriali e con il supporto costante del Comitato per la Vita
Daniele Chianelli (che ne riferisce in un suo comunicato), hanno
permesso di caratterizzare il laboratorio al Creo, Centro di
ricerca emato-oncologico di Perugia, come centro di riferimento
nazionale. Lo studio sarà presentato per la prima volta nei
prossimi giorni a Firenze, durante il congresso nazionale della
Società italiana di Ematologia sperimentale, dalla professoressa
Danika Di Giacomo, una collaboratrice che ha sviluppato anche
una parte del lavoro a Memphis, condividendo il progetto con il
professor Charles Mullighan, direttore di uno dei più importanti
gruppi di ricerca al mondo sulla genomica delle leucemie in età
pediatrica.
    Un ulteriore risultato molto importante della ricerca sulle
malattie rare che vede come capofila la professoressa Mecucci, è
la scoperta, per la
prima volta al mondo – sempre secondo quanto riferisce il
Comitato Chianelli in una sua nota – dei meccanismi che
determinano la crescita delle cellule maligne in una malattia
leucemica rara, nota come monosomia 7, che colpisce sia bambini
che adulti e che è a tutt’oggi priva di una terapia efficace. La
combinazione di studi di genomica ed epigenetica ha consentito
di individuare un meccanismo specifico che consente alle cellule
leucemiche di diventare aggressive impedendo al sistema
immunitario di ucciderle.
    Si apre così la possibilità di una immunoterapia innovativa
come nuova arma contro questo tumore particolarmente difficile
da curare. Questi risultati sono stati prodotti da un lavoro
svolto completamente al Creo e fanno parte di un grande progetto
nazionale, finanziato da Airc 5xmille, con cui Mecucci ha deciso
di importare nell’ateneo perugino un nuovo filone di ricerca, in
particolare l’epigenetica nello studio delle leucemie. Il
progetto è stato sviluppato con due straordinarie
collaboratrici, ricercatrici biotecnologhe “precarie”, Anair
Lema Fernandez e Carlotta Nardelli. La conoscenza scientifica
della malattia contraddistinta dalla monosomia 7 ha così fatto
un significativo passo in avanti, aprendo le porte alla
sperimentazione di nuovi trattamenti che includono
l’immunoterapia. Importante anche la collaborazione della
dottoressa Loredana Ruggeri, eccellente ricercatrice dedicata
all’immunologia del trapianto, che da tempo opera
nell’Ematologia di Perugia, oggi diretta dalla professoressa
Maria Paola Martelli.
    Con grande soddisfazione per questi nuovi traguardi, che
coronano una prestigiosa carriera scientifica, la professoressa
Mecucci sottolinea come i pazienti con malattie rare abbiano
bisogno della ricerca per la cura e il miglioramento della
qualità di vita, e come il patto indissolubile tra le esigenze
dei Pazienti e la passione dei Ricercatori costituisca la chiave
indispensabile per dare spazio alla speranza e conseguire gli
avanzamenti necessari contro ciò che è raro e che non si
conosce.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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