Home » Italia » Veneto » Verona » IL PARLATORE ETERNO e IL TABARRO per la Stagione Lirica 2021 al Teatro Filarmonico di Verona

IL PARLATORE ETERNO e IL TABARRO per la Stagione Lirica 2021 al Teatro Filarmonico di Verona

Domenica 28 febbraio alle ore 15.00 va in scena il secondo appuntamento
della Stagione Lirica 2021, che accosta Il Parlatore eterno di Ponchielli,
eseguito per la prima volta al Filarmonico, al Tabarro pucciniano,
rappresentato in precedenza solo nel 2000.

Daniel Oren fa il suo ritorno al Filarmonico dirigendo entrambi i titoli,
mentre le regie dei due allestimenti di Fondazione Arena sono firmate
rispettivamente da Stefano Trespidi e da Paolo Gavazzeni con Piero Maranghi.
Lo spettacolo, in collaborazione con l’ANFOLS per il progetto Aperti
nonostante tutto, sarà trasmesso in streaming sui canali social Facebook,
YouTube e sulla webTV  <https://arenatv.uscreen.io/arena.it/tv e andrà in
onda su Telenuovo grazie all’iniziativa Filarmonico aperto…a casa tua.

Le produzioni vedono impegnati l’Orchestra, il Coro preparato da Vito
Lombardi e i Tecnici della Fondazione Arena di Verona.

Dopo il divertente Barbiere di Siviglia in versione cartoon, la stagione
lirica prosegue con Il Parlatore eterno, vero e proprio esperimento di
creatività comica in cui Ponchielli fonde il genere comico con la vena
elegante e brillante presente in brani come la Danza delle Ore. L’opera, su
libretto di Antonio Ghislanzoni, è stata rappresentata per la prima volta al
Teatro Sociale di Lecco il 18 ottobre 1873 e si tratta di una prima
esecuzione al Teatro Filarmonico; in tempi moderni si conta solo una
precedente messa in scena, sempre a Lecco, nel 2006. L’edizione veronese è
stata condotta dal musicologo Angelo Rusconi sull’autografo di Ponchielli
conservato nell’archivio storico Ricordi.

L’opera è un unicum nel panorama del secondo Ottocento: è un pezzo di
bravura vocale e recitativa che mette in luce le qualità di un grande
cantante-attore: il protagonista – il Parlatore eterno appunto – domina la
scena, zittendo per sfinimento gli altri personaggi che gli si affollano
intorno, fino a raggiungere il suo scopo: ottenere la mano dell’amata
Susetta.

La regia del nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona è di
Stefano Trespidi, le scene sono realizzate da Filippo Tonon e all’areniano
Paolo Mazzon è affidato il disegno luci.

La scelta registica si concentra su un protagonista che, con la sua
bizzarria, anticipa le avanguardie storiche di inizio Novecento,
specialmente il Surrealismo: è «un uomo pieno di manie e tic nervosi».

Nell’impostazione registica la nevrosi di Lelio, la sottomissione dei
genitori e la leggerezza di Susetta sono elementi ricorrenti. Lelio è
profondamente geloso dell’innamorata Susetta e i genitori della ragazza,
Nespola e Aspasia, «vengono caratterizzati come fossero un ponte di
passaggio dalla maschera della Commedia dell’Arte alla commedia borghese
tipicamente ottocentesca».

«La scena unica immaginata» dichiara Trespidi, «è pulita ed organizzata su
due livelli, proprio per consentire libertà di movimenti alla frenesia del
protagonista e sorprese continue». E ancora «la ritmata vis comica de Il
Parlatore eterno, che strizza l’occhio al teatro dell’assurdo, fa da voluto
contrasto con la vicenda ferale e sanguigna di stampo verista che lo segue e
accompagna, Il Tabarro di Giacomo Puccini».

Torna sul podio del Filarmonico per entrambi i titoli Daniel Oren, che ha
diretto il maggior numero di rappresentazioni liriche nella storia areniana,
la cui collaborazione con Fondazione Arena si rinnova da oltre trentacinque
anni.

Il logorroico solipsista Lelio Cinguetta è interpretato da Biagio Pizzuti,
mentre l’amante Susetta è Grazia Montanari. Il padre di Susetta, Dottor
Nespola, è Maurizio Pantò, la madre Aspasia è Tamara Zandonà, Sandrina è
Sonia Bianchetti. Nel ruolo di Egidio è impegnato Salvatore Schiano di Cola,
ed infine Francesco Azzolini è Un Caporale dei gendarmi.

Il titolo di Ponchielli viene proposto insieme all’atto unico verista Il
Tabarro, rappresentato in precedenza al Filarmonico solamente nel 2000.

L’opera, composta in più fasi, viene eseguita per la prima volta al
Metropolitan di New York il 14 dicembre 1918: inizialmente era stata
composta senza una precisa destinazione e, anche alla luce della breve
durata, Puccini aveva pensato di abbinarla con una ripresa della sua prima
opera, Le Villi, all’epoca quasi dimenticata. È grazie all’incontro con il
librettista Giovacchino Forzano che Puccini si convince a farne il primo
pannello del Trittico. Il soggetto viene dall’opera La Houppelande di Didier
Gold (1910), i cui protagonisti vivono sulle rive della Senna in uno sfondo
sociale ed umano di profonda miseria. Giuseppe Adami, nella stesura del
libretto, sfoltisce la violenza esasperata del dramma di Gold, dando
soprattutto al personaggio di Giorgetta una dimensione più umana, come donna
che insegue un sogno di felicità per dimenticare un passato di sofferenze.

La regia del penultimo titolo pucciniano è affidata a Paolo Gavazzeni e
Piero Maranghi, al debutto veronese, con le scene di Leila Fteita, i costumi
di Silvia Bonetti e le luci di Paolo Mazzon.

Il nuovo allestimento realizzato da Fondazione Arena in cartellone per la
Stagione Artistica 2020 non ha potuto debuttare a Verona nel maggio 2020 a
causa della pandemia, ma è andato in scena in autunno a Sassari –
riscuotendo grande successo – ed ora fa il suo esordio al Filarmonico.

L’intensità drammatica e compositiva dell’opera regala una vicenda che si
dipana nei bassifondi parigini sulle rive della Senna, tra scaricatori e
donne del popolo, dove l’inesorabile scorrere del fiume si contrappone
all’azione drammatica che culmina nella tragica uccisione di Luigi.

L’ispirazione proviene dalla letteratura e dal filone noir del cinema
francese «dei personaggi disperati, dei delitti indicibili, dei precipizi
umani creati dalla fervida penna di Simenon. Il teatro che guarda avanti e
prelude il noir cinematografico», come affermano i registi Paolo Gavazzeni e
Piero Maranghi. «Con Tabarro constatiamo l’evoluzione di un compositore
grande e complesso e che ci aiuta a comprendere quanto sia lungo il viaggio
che il musicista compie in un trentennio artistico così ricco di capolavori.
Un percorso che troverà, di lì a poco, la sua acme nelle battute iniziali di
Turandot, quelle battute in cui non esistono più ciprie, sartine, gheisce e
dive, quelle battute in cui, per magia, troviamo l’ispirazione di tutta la
colonna sonora del genere thriller, da Alfred Hitchcock a David Linch».

La coppia d’arte Gavezzeni-Maranghi mette in scena pochi elementi
essenziali funzionali alla drammaturgia dell’opera: «L’allestimento è
stilizzato: un barcone in primo piano, un molo e un fondale con
retroproiezioni, in secondo piano, ambientato nel 1940. Amiamo il teatro che
non dimentica il nostro passato e la nostra tradizione, il teatro che
valorizza sempre la maestria dei laboratori di scene e costumi, dove in
Italia hanno la loro massima espressione per capacità, inventiva e maestria;
amiamo un modo antico di fare teatro, senza perdere attrattiva verso il
pubblico contemporaneo».

Il protagonista Michele è Elia Fabbian, sposato con Giorgetta interpretata
da Maria José Siri. L’amante della giovane, Luigi, è Samuele Simoncini,
mentre gli scaricatori Tinca e Talpa sono Francesco Pittari e Davide
Procaccini. La Frugola è Rossana Rinaldi, Riccardo Rados è impegnato nel
doppio ruolo del Venditore di canzonette e Secondo amante, Grazie Montanari
esegue la duplice parte del Primo amante e Voce di sopranino e Dario
Righetti è Voce di tenorino.

L’opera sarà online sulla webTV di Fondazione Arena
<https://arenatv.uscreen.io/arena.it/tv e sul canale YouTube a partire da
domenica 28 febbraio alle 15, mentre sarà su Facebook sabato 6 marzo alle
15.

E grazie alla volontà di aprire a tutti le porte del Teatro, lo spettacolo
sarà trasmesso in chiaro su Telenuovo (canale 11) venerdì 5 e sabato 6
marzo, sempre alle 15.

Share This Post
Dite la vostra!
00

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>