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Mozart, donata al Teatro Comunale di Ferrara la collezione di vinili di Franco Schönheit

Franco Schönheit aveva collezionato quasi tutte le oltre seicento opere che compongono il repertorio mozartiano secondo il Catalogo Köchel. Gliene mancavano appena otto, di cui sei non erano mai state prodotte. Una vita, quella di Schönheit, dedicata all’amore per la musica e per Mozart, il suo preferito in assoluto, il genio ribelle che tanto lo ispirava, il compositore che più gli offriva la forza di vivere dopo l’esperienza nel campo di concentramento. Ora la
sua incredibile collezione di dischi in vinile, che racchiude ben 618 opere di Mozart (il repertorio completo è composto da 626 K), è stata donata alla Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, e andrà ad arricchire la Biblioteca e Mediateca di Corso Martiri della Libertà 5.

Nato a Ferrara nel 1927, Franco Schönheit abitò con i genitori, Carlo e Gina Finzi, in via Vignatagliata, nel cuore dell’ex ghetto. Nel giorno dell’eccidio del Castello, il 15 novembre 1943, il padre venne imprigionato nelle carceri di Piangipane e liberato nel gennaio 1944. Al tempo Franco aveva appena 17 anni. Solo un mese dopo, lui e i genitori vennero arrestati e mandati a Fossoli. Lì vennero separati: Franco e il padre furono destinati al campo di Buchenwald, mentre la madre finì a Ravensbruck. Miracolosamente, dopo la Liberazione, riuscirono tutti e tre a tornare: furono tra i cinque ebrei ferraresi tornati dai campi e forse
l’unica famiglia al mondo. Dopo la laurea in Chimica, si trasferì a Milano per lavoro.
Scomparso nel 2020, Schönheit ha dedicato la sua vita a trasmettere la Memoria.

“Ora è come se, attraverso i suoi dischi, fosse tornato a casa”, racconta il figlio Gadi che, insieme alla madre Dory Bonfiglioli, ha deciso di donare tutta la collezione mozartiana del padre alla città di Ferrara. Si tratta di centinaia di vinili – tra opere, messe, litanie e vespri, sonate da chiesa, cantate con orchestra e molto altro – recuperati nella casa a Milano e ora depositati negli archivi del Teatro. Saranno inventariati e catalogati, per poi diventare quanto prima fruibili alla collettività.

“Ferrara – continua il figlio – è la storia della sua famiglia, per anni non ha parlato della sua vicenda, cominciò negli anni Settanta, girando l’Italia, incontrando i giovani”. Quando i ragazzi gli chiedevano come avesse fatto a tornare vivo dal campo di concentramento, lui rispondeva: “Ero arrabbiato, non si può morire perché uno il sabato va in sinagoga anziché frequentare la chiesa la domenica. Quella rabbia mi ha salvato”. Come anche la musica, “il suo centro”. “Fu Renzo Bonfiglioli, mio nonno e suo suocero, a trasmettergli la passione per la musica classica – racconta Gadi Schönheit – Da lì nacque l’amore per Mozart, al punto tale che cercava vinili in tutta Italia e, se andavo all’estero, mi dava un foglietto dove erano appuntati quelli che non era ancora riuscito a recuperare. Ne trovai uno
che non aveva proprio in Germania, dove lui non volle mai più tornare”.

La vicenda umana e artistica del grande compositore ispirava Franco Schönheit. “Le sue opere erano ironiche, dissacranti contro il potere, aveva una vera e propria passione per questo personaggio – continua nel racconto il figlio -. Mozart, per lui, rappresentava il genio ribelle, quello che porta avanti le proprie idee, che muore giovane e nell’anonimato, tanto da finire in una fossa comune”. Mozart era l’immancabile ospite a tavola. “Si mangiava in silenzio, senza la televisione accesa, accompagnati da un suo disco in sottofondo”, ricorda ancora Gadi Schönheit. Abbonato alla Scala di Milano, alla platea preferiva il suo palchetto “dove poteva stare in piedi, nella penombra, e dirigere l’orchestra senza essere visto”.

Moni Ovadia, direttore generale del Teatro Comunale di Ferrara, ha voluto ringraziare la famiglia Schönheit per questo “atto dall’alto senso civico e culturale”. “I dischi che Gadi e la madre hanno voluto mettere a disposizione della collettività sono una vera rarità; saranno trattati secondo canoni conservativi adeguati e verranno inseriti nel patrimonio della Biblioteca della Fondazione per renderli fruibili a chiunque lo desideri”.

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