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Scarano, conflitti e la guerra a Gaza? Hanno uno spazio quest’anno a Venezia

(di Francesca Pierleoni) Per i temi più attuali come la guerra
a Gaza “è fondamentale trovare uno spazio anche ai festival” e
la Mostra del Cinema di Venezia “lo ha fatto, ad esempio con
Naza, unico documentario in concorso, o con il film di Amos
Gitai. Sono tematiche troppo forti, troppo potenti, è
impossibile per me non parlarne”. Parola di Greta Scarano,
conduttrice insieme a Nicolas Maupas delle cerimonie di apertura
e di chiusura della 83/a Mostra d’arte cinematografica di
Venezia (2 – 12 settembre).
    L’attualità potrebbe entrare anche nei loro interventi nelle
due serate: “Non voglio spoilerare nulla – precisa Scarano,
durante l’incontro, insieme a Maupas, con la stampa in streaming
-. Se ne dovessi parlare in un discorso, chiaramente lo farei
legandomi al cinema e soprattutto a ciò che già la Mostra ha
scelto di presentare”. Poi “come sapete bene, ho sempre preso
posizione, non ho mai avuto paura di farlo pubblicamente –
osserva l’attrice e regista, che è tra le decine di firmatari
dell’appello di Venice4Palestine con il quale si chiede, fra i
vari punti, l’esposizione della bandiera palestinese alla Mostra
-. Non è cambiato assolutamente nulla, neanche adesso che
ricopro questo ruolo. Non credo debba essere più prudente o meno
coerente rispetto a quelle che sono sempre state le mie
posizioni su temi” che “nella mia vita sono centralissimi, come
il genocidio del popolo palestinese”.
    D’accordo con lei anche Maupas: “Devo essere parte attiva di
questo mondo. Vedere quello che succede intorno a me, oltre a
spaventarmi, mi fa chiedere in primis cosa posso fare. Come
diceva Greta, credo che quest’anno il festival metta i
riflettori su molti di quelli che sono i conflitti in atto e in
generale sulla guerra. Per quanto l’essere umano sembri
progredire con tecnologie e quant’altro, dal punto di vista
etico, spesso sembra fare grandi passi indietro. Credo di fare
parte di questo festival anche con una coscienza salda su questo
argomento”.
    Entrambi comunque non nascondono l’emozione per il ritorno a
Venezia in un ruolo inedito: “Stiamo preparando qualcosa di
bello insieme, speriamo vi piacerà… e spero soprattutto di
divertirmi” commenta Scarano, che è stata al Lido più volte come
interprete con film come Qualche nuvola e Senza nessuna pietà,
ma anche da componente della giuria opera Prima Luigi de
Laurentiis. “Io ho fatto da pochissimo 40 anni e partecipare a
Venezia in questa veste che non è più quella di classica
madrina, ma una vera conduzione, mi rende estremamente grata e
onorata”. Rispetto al versante glamour, anticipa che indosserà “abiti Armani… che non si sbaglia mai”.
    Maupas, classe 1998, interprete fra gli altri di Mare fuori e
Alla festa della rivoluzione, quando ha ricevuto la proposta è “un po’ caduto dalle nuvole: sto ancora realizzando. Credo che
l’emozione continuerà fino alla serata di chiusura. Sono molto
contento anche perché credo di avere l’occasione di
rappresentare un generazione che sta incominciando a prendere
sempre di più piede nel mondo del lavoro, ed è una generazione
della quale ho molto fiducia. Vedo intorno a me tanta voglia di
crescere, di imparare, di essere una parte attiva e presente
della società”.
    Fra i temi della conversazione entra anche la scarsa presenza
alla Mostra nel concorso di film diretti da cineaste: “È un
discorso complesso – osserva Scarano, che ha debuttato nel 2025 da regista con La vita da grandi, vincitore fra gli altri di due
Nastri d’argento e del Premio del pubblico giovane agli Efa -.
    Un festival è l’ultimo anello di una catena, bisogna guardare a
quello che succede a monte. I film che fanno le donne sono
sempre molto pochi e in genere hanno budget più piccoli, quindi
è naturale che poi approdino a un festival più film diretti da
uomini… è un problema sistemico. I festival sono un po’ una
fotografia di quello che accade nell’industria”.
    Per Maupas “bisogna vedere perché questo accade, dove sono i
problemi di distribuzione dei fondi e perché non c’è una pari
possibilità per fare cinema”. Infine, parlando del legame
personale con la Mostra, Greta Scarano rievoca un momento legato
al papà, “che leggendo quanto dico si imbarazzerà – chiosa
sorridendo -. Lui mi portò una rosa alla fine della proiezione
ufficiale di Senza nessuna pietà. Mi ricordo la grandissima
emozione di averlo visto molto commosso… è qualcosa che
custodirò per sempre”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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