
“Benedetto ritrova la sua casa e continua a parlare a noi e al mondo e ci insegna un modo altro, come lui lo ha interpretato, di costruire la società e di guardare al bene comune”: è quanto ha detto all’ANSA monsignor Renato Boccardo, vescovo della diocesi di Spoleto-Norcia, in occasione della riapertura della Basilica di San Benedetto, completamente restaurata, nove anni esatti dopo la scossa di magnitudo 6,5 che il 30 ottobre 2016 colpì il centro Italia e sbriciolò il simbolo spirituale e identitario di Norcia. “Nove anni fa c’erano le pietre sparse su tutta la piazza, oltre alla gente disorientata e spaventata. Oggi quelle stesse pietre sono rimesse una sull’altra e restituiscono la bellezza originaria a questo luogo che è non soltanto il cuore di Norcia, ma anche un punto di riferimento per il mondo intero” ha aggiunto.
Boccardo ha definito il percorso che ha portato alla rinascita della Basilica, “un intreccio di speranza, di delusione, di speranza che ritorna e di fatica”. “Ma anche – ha aggiunto – il frutto di una grande collaborazione tra istituzioni pubbliche e soggetti privati. Le fatiche fanno parte della vita: quando si superano e si vede il risultato, tutto il resto perde importanza. È la prova che, lavorando insieme e lasciando da parte interessi personali e di gruppo, si riesce a costruire qualcosa che non soltanto è bello, ma che rimane”.
Il presule guarda però oltre. “Se la Basilica di Norcia è stata ricostruita, c’è ancora molto da fare” ha detto. “Il pensiero – ha aggiunto – va a chi, dopo nove anni, non ha ancora recuperato la propria casa o la propria attività. La solidarietà e la vicinanza devono tradursi in un salto di qualità nell’operatività. Così come è stato possibile ricostruire la Basilica, deve essere possibile ricostruire le case, presto e bene”. Ricordando l’alba del 30 ottobre 2016, quando “sembrava un altro mondo”, mons. Boccardo ha invitato a leggere la lezione del sisma come un messaggio di vita: “Il terremoto ci insegna ad abitare la storia e a distinguere ciò che rimane da ciò che passa. Dobbiamo custodire ciò che non può essere minacciato né dal terremoto, né dal Covid, né dalle crisi economiche”. Infine, un pensiero all’Europa e alla pace. “San Benedetto – ha sottolineato – è stato un uomo di pace, un annunciatore e messaggero di pace, come ricordò Paolo VI. Anche oggi parla a un’Europa che fatica a trovare un’anima e a un mondo attraversato da conflitti. Ma la pace non nasce dagli accordi nasce dal cambiamento del cuore. Non con i nazionalismi o l’individualismo si costruisce qualcosa: Benedetto ci insegna a metterci insieme e ad alzare lo sguardo”.
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Fonte Ansa.it