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Per procura Perugia ‘connivenze’ di italiani nello spaccio

Lo spaccio di droga è “monopolio”
di gruppi criminali stranieri ma nelle indagini condotte dalla
procura di Perugia emergono “complicità e connivenze di
cittadini italiani”. Lo sottolinea il capo dell’Ufficio Raffaele
Cantone nella relazione in vista dell’inaugurazione dell’anno
giudizio 2024.
    Il magistrato spiega che “non sono mancati” casi di “soggetti soprattutto albanesi già condannati per gravi reati di
spaccio che, dopo aver scontato la pena, sono riusciti ad
evitare l’esecuzione della misura di sicurezza dell’espulsione
grazie a certificati di lavoro evidentemente di favore
rilasciati da datori di lavoro italiani o grazie alla
dimostrazione di legami sentimentali con persone italiane,
anch’essi presumibilmente non veritieri”. Soggetti che “sono
stati poi di nuovo coinvolti in indagini sempre collegate allo
spaccio, a dimostrazione che non avevano mai abbondonato il
sistema criminale di appartenenza”.
    Complicità e connivenze di italiani che “sono del resto
venute alla luce anche sotto un altro e inatteso profilo”. La
procura ha infatti accertato che in un caso “di recente
accertato”, sono stati proprio italiani incensurati ed
insospettabili a rendersi disponibili a fare da prestanome di
spacciatori albanesi in attività commerciali (bar e ristoranti),
acquistate attraverso il reimpiego delle somme provenienti dallo
smercio di cocaina.
    In Umbria ed in particolare a Perugia – ritengono i
magistrati – sembra, inoltre, essere stato impiantato “un vero e
proprio hub per lo smistamento” di ingenti partite di eroina,
acquistate da nigeriani, in qualche caso già noti per precedenti
indagini, direttamente dai canali di rifornimento internazionali
che si trovano in Olanda.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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