
Lascia il Partito democratico Fabio
Paparelli, ex assessore e vice presidente della Regione Umbria,
che ha guidato come presidente facente funzioni dal maggio 2019
dopo le dimissioni di Catiuscia Marini, e per circa 13 anni
assessore provinciale a Terni. All’ANSA ha motivato la sua
scelta spiegando che “a livello nazionale il Pd ha perso
totalmente un profilo autenticamente riformista, consegnandosi
al movimentismo e all’ideologismo” mentre “su base locale e
regionale abbiamo assistito a congressi kafkiani”.
La decisione di non rinnovare la tessera è stata comunicata
da lui stesso con una lettera inviata martedì ai segretari del
circolo Pd Terni centro, dell’Unione comunale e, per conoscenza,
ai segretari provinciale e regionale Dem.
“Le motivazioni di questa scelta – ha spiegato all’ANSA –
sono di carattere sia nazionale che locale e legate a una
riflessione che è andata avanti per mesi. A livello nazionale
oggi siamo lontani da quello che si possa definire un ‘profilo
di governo nazionale’. Il centrodestra, nonostante abbia
chiaramente fallito sui temi su cui aveva fondato la propria
campagna per le politiche 2022, come la sicurezza e
l’immigrazione, continua ad essere maggioranza in tutti i
sondaggi. Il centrosinistra attualmente non ha una leadership,
manca una coalizione definita e anche un’idea per governare il
Paese. E in questo quadro, i riformisti del Pd hanno preferito
accodarsi alla cultura del ‘seggio fisso'”.
“Su base locale e regionale – dice ancora Paparelli – qualche
mese fa abbiamo assistito a congressi kafkiani. Dove è diventato
segretario regionale (Damiano Bernardini -ndr) un candidato che
aveva perso il congresso provinciale di Terni, e segretario
provinciale di Terni (Carlo Emanuele Trappolino – ndr) un
candidato che aveva perso il congresso regionale. Ciò dimostra
che si continuano a preferire logiche tutte interne, in assenza
di una visione politica. Il partito è in mano a piccoli gruppi
di potere che, anche per responsabilità dei vertici nazionali,
si caratterizzano per l’assenza di politica e di
programmazione”.
“A livello cittadino, e parlo di Terni – spiega ancora Paparelli -, si continua a guardare al passato più che al futuro e pesa anche l’inconsistenza del ruolo di opposizione e la capacità ad oggi di costruire una alternativa basata su una nuova idea di città che coniughi sostenibilità e modernità”. La giunta regionale dell’Umbria è a guida centrosinistra e, per Paparelli, “fin qui si è caratterizzata per luci ed ombre”. “Iniziare la legislatura con l’aumento dell’Irpef è stato un errore – sostiene – ma soprattutto in alcuni settori si nota l’assenza di una stagione di riforme. Stagione che, se non si vuole riconsegnare il governo alle destre, deve essere aperta con urgenza su temi come la sanità, l’economia e le aziende partecipate. A Terni il Pd sembra assistere impotente al decadimento economico e culturale della città. Penso anche alla ‘scomparsa’ di Umbria Jazz che avevo contribuito a riportare a Terni. Oltre ad un generale imbarbarimento della politica, la città si connota per l’assenza di programmazione politica capace di ridare slancio: si continua a parlare del progetto stadio-clinica, in modo inconcludente da troppi, mentre ci sono emergenze che non vengono affrontate come il crescente disagio sociale, la sicurezza, il lavoro e l’economia, dove siamo fermi all’Area di crisi complessa Terni-Narni che sottoscrivemmo dieci anni fa con l’allora ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda”. Il futuro di Paparelli non è, almeno nel breve, in politica. “Resto fedele ai valori del centrosinistra e alle stagioni più belle – annuncia -, quelle dell’Ulivo e della nascita del Pd di Walter Veltroni, in cui gli elementi fondanti erano la vocazione maggioritaria e la selezione delle classi dirigenti attraverso le primarie. Con quell’approccio, gruppi di potere e correnti oggi non avrebbero avuto ragione di esistere. Ringrazio tutti coloro. dirigenti e militanti. che hanno condiviso con me un percorso politico che mi ha dato tanto e a cui ho dedicato energie e passione”.
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Fonte Ansa.it