
(ANSA) – PERUGIA, 25 FEB – Anche da una condotta sbagliata
può nascere un gesto di solidarietà. Lo hanno dimostrato gli
agenti della polizia locale di Città di Castello, che hanno
devoluto in beneficenza alla Caritas la somma consegnata a
titolo di risarcimento simbolico da un cittadino condannato
dall’autorità giudiziaria per il comportamento oltraggioso
tenuto nei loro confronti.
In accordo con il comandante Emanuele Mattei, i protagonisti
dell’episodio hanno accettato il denaro, insieme alle scuse del
responsabile, unicamente con l’intenzione di trasformarlo in un
aiuto concreto per i poveri. Non appena possibile, quindi, si
sono recati nella sede di piazza del Garigliano dove hanno
affidato alle mani del direttore della Caritas Gaetano Zucchini
la piccola somma acquisita, sottolineando la volontà di dare un
piccolo contributo al grande lavoro che tanti volontari svolgono
ogni giorno nella struttura per accogliere le persone bisognose
della città.
“Questo gesto sottolinea la generosità e l’altruismo delle
persone che ne sono state protagoniste, ma anche lo spirito di
servizio e la sensibilità che dimostrano come agenti della
nostra polizia locale, un ruolo nel quale sono chiamati al
dovere non semplice di far rispettare le regole, ma anche al
compito primario di essere vicini ai cittadini e a disposizione
delle esigenze della comunità, un tratto distintivo a cui
teniamo molto come amministrazione comunale, insieme alla
sinergia con le forze dell’ordine, che è la base di un efficace
presidio del territorio”, afferma in una nota del Comune
l’assessore alla Polizia locale Rodolfo Braccalenti, nel
ringraziare a nome della giunta gli autori del gesto di
solidarietà.
I fatti risalgono al gennaio del 2021, quando il cittadino
protagonista della vicenda, un 45enne di Città di Castello,
venne fermato in piazza Fanti per un assembramento durante
l’emergenza sanitaria da Covid-19. Alle contestazioni dei vigili
intervenuti, l’uomo rispose con ingiurie e minacce, che gli sono
costate la denuncia all’autorità giudiziaria e la successiva
condanna con messa in prova. Scelse poi di mandare una lettera
di scuse e la somma simbolica di risarcimento, come consentito
dalla legge. (ANSA).
Fonte Ansa.it