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Consigliere FI Terni annuncia ricorso all’Autorità giudiziaria contro sospensione

“Anziché preoccuparsi dell’entità della sentenza, alcuni quadri del partito locale dovrebbero pensare ai risultati pessimi dell’ultimo referendum dove il no è prevalso in tutte le sezioni del centro città, di norma roccaforti di Forza Italia, tutto ciò nonostante lo spendersi in prima persona di alcuni esponenti di recentemente ingaggiati”: Francesco Maria Ferranti, consigliere comunale e provinciale di Terni, reagisce così alla decisione del partito di sospenderlo per avere accettato la vicepresidenza della Provincia guidata da Stefano Bandecchi. Essendo “pienamente convinto” della correttezza delle sue posizioni, ha annunciato che impugnerà la sanzione disciplinare dinanzi all’autorità giudiziaria ordinaria.
    “Prendo atto della decisione del Collegio nazionale dei probiviri – ha annunciato Ferranti -, che ha parzialmente riformato la pronuncia di primo grado emessa dal Collegio regionale dell’Umbria. Ha infatti ridotto la sospensione da 24 a 15 mesi, riconoscendo formalmente la mia lunga militanza e l’impegno profuso con successo, per moltissimi anni, al fine di rafforzare la rappresentatività del partito sul territorio.
    Politicamente non condivido questa linea e questa decisione, poiché Bandecchi orbita nel partito popolare europeo, con Bandecchi ci siamo alleati alle regionali in Umbria e alle elezioni comunali in molte città tra cui Genov , inoltre Bandecchi ha pubblicamente finanziato la campagna elettorale di un esponente ternano del partito alle ultime elezioni politiche del 2022. Tuttavia, pur nel rigoroso rispetto istituzionale del provvedimento, non posso nascondere il mio profondo rammarico per il mancato accoglimento di doglianze che ritengo pienamente legittime e fondate in diritto”. “Nel corso del procedimento – ha sostenuto ancora Ferranti – ho evidenziato criticità procedurali dirimenti: dal mancato riconoscimento di un mio legittimo impedimento a presenziare all’audizione, alla compressione del diritto di replica, fino al mancato rispetto del limite di durata del procedimento disciplinare di 60 giorni stabilito dall’art. 69 dello Statuto. Anche nel merito, ritengo di aver fornito in sede giudicante ampia e documentata prova della coerenza del mio operato politico, seppur tali argomentazioni non abbiano trovato il pieno accoglimento sperato”. Di qui la decisione del ricorso che sarà depositato al tribunale civile di Roma (essendo la sede legale del movimento fissata nella capitale). “Confido che in quella sede terza – ha auspicato Ferranti – le mie istanze in fatto e in diritto possano essere finalmente riconosciute. Infine, ci tengo a sottolineare un principio per me fondamentale: la politica si fa tra la gente e per la comunità. Alla fine di ogni percorso, sono sempre i cittadini a dover giudicare in via definitiva l’operato di chi li rappresenta e le urne sapranno riconoscere chi ha sempre profuso impegno e costanza. Forte del lavoro svolto quotidianamente e della dedizione al territorio, su questo fronte, non temo alcun giudizio che non sia conforme alla realtà dei fatti”.

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Fonte Ansa.it

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