
Centinaia di persone tra Perugia e
Terni sono scese in piazza – riferiscono gli organizzatori – per
dimostrare solidarietà alla popolazione della Striscia di Gaza e
indignazione per quello che sta accadendo in Palestina, quindi
per chiedere di “Fermare il massacro”, rispondendo alla chiamata
della Cgil che ha proclamato uno sciopero per oggi.
In Umbria lo sciopero, che è stato di quattro ore, ha
registrato un’ampia adesione in molti posti di lavoro –
riferisce il sindacato – come ampia è stata l’adesione di
istituzioni, cittadini e rappresentanti di associazioni e
partiti politici davanti ai presidi che si sono tenuti davanti
alle Prefetture dei due capoluoghi di provincia.
In piazza Italia, a Perugia presenti, tra gli altri, Fabio
Barcaioli, assessore a Pace e cooperazione internazionale della
Regione Umbria, il consigliere regionale Fabrizio Ricci e don
Marco Briziarelli, direttore Caritas diocesana di Perugia-Città
della Pieve, mentre a Terni ha presenziato Maria Rita Paggio,
segretaria generale di Cgil Umbria.
“La gravità degli eventi – ha commentato Paggio – non ci
consente di rimanere in silenzio: la deportazione e lo sterminio
di un popolo inerme non può lasciare indifferenti e di certo
indifferenti non sono la Cgil e il movimento dei lavoratori. Con
la nostra mobilitazione chiediamo: di fermare ogni intervento
militare nella Striscia di Gaza dove si sta compiendo un vero e
proprio massacro del popolo palestinese; di mettere in campo
azioni concrete per rimuovere l’embargo umanitario, garantire
corridoi umanitari e mettere in sicurezza la popolazione civile;
di sostenere e garantire la sicurezza di tutte le missioni
umanitarie in corso, compresa la Global Sumud Flotilla; che
venga sospeso ogni accordo di cooperazione commerciale e
militare con Israele finché non si fermeranno la guerra a Gaza e
l’occupazione della Cisgiordania; il riconoscimento dello Stato
di Palestina da parte del governo italiano”.
La Cgil Umbria chiede inoltre “di bloccare la corsa al riarmo
e all’economia di guerra dell’Europa e dell’Italia che sta
mettendo a dura prova la tenuta dello stato sociale, della
sanità e dell’istruzione perché i soldi destinati al riarmo
vengono sottratti agli investimenti e allo sviluppo
dell’Italia”.
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Fonte Ansa.it