
Auto, meccanica e moda soffrono
come dappertutto, i nodi da sciogliere per l’economia trentina
sono l’export che non decolla e le dimensioni ancora troppo
piccole delle imprese. E’ la lettura in controluce che il
direttore generale di Confindustria Roberto Busato fa della
stima Ispat sulla crescita del Pil (+0,8% nel 2024). I dati “sono positivi nel complesso, il risultato migliore rispetto al
Nord-Est è sicuramene un buon segno” e “guardiamo con attenzione
il dato sull’industria che vede il Trentino leggermente sotto
il livello nazionale in termini di valore aggiunto” commenta
Busato. “Essendo l’industria il principale motore dell’economia
– analizza – servirà innanzitutto una strategia comune europea
per incentivare l’export ma anche un’attenzione a livello locale
per sviluppare gli investimenti”.
“Anche le dimensioni di impresa hanno influito in questo
rallentamento, con le microimprese che hanno sofferto di piu. Un
motivo ulteriore per lavorare sul far crescere le nostre imprese
e sostenere gli investimenti mirati ad evolversi e innovare'”
aggiunge Busato. In merito agli investimenti del settore
industriale “l’incertezza – precisa – non ha facilitato la
propensione delle imprese ad investire, sia per le turbolenze
dei mercati, sia per i ritardi nella partenza degli incentivi
legati al Piano Transizione 5.0”. “A soffrire maggiormente sono
stati i settori dell’automotive, dovuto alla crisi del comparto
in Germania, della meccanica e della moda, in linea in questo
caso con la tendenza nazionale. Per questi settori si evidenzia
soprattutto un mancato traino dell’export, dovuto principalmente
alla situazione geopolitica che non incentiva le imprese ad
andare sui mercati esteri e soprattutto ad investire sul futuro”
ha sottolineato Busato.
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Fonte Ansa.it