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Venezuela, in Sicilia 9 edifici su 10 a rischio in caso di sisma di simile intensità

In Sicilia nove edifici su dieci
sarebbero a rischio in caso di un terremoto dell’intensità di
quello che ha colpito il Venezuela, di magnitudo 7.5. Almeno il
30% del patrimonio edilizio dell’Isola, infatti, è stato
costruito senza alcun criterio antisismico, un altro 50% è stato
realizzato secondo norme ormai superate, non in grado di
garantire la resistenza a un sisma di quella magnitudo. Solo il
10% dal 2003 in poi, è stato adeguato sismicamente, soprattutto
scuole e ospedali, ma non secondo le indicazioni più recenti. E
solo il 10% (che comprende infrastrutture come ponti e dighe
costruiti dopo il 2018) utilizza i sistemi di isolamento sismico
introdotti con le norme più moderne. I dati non cambiano di
molto nel resto della Penisola, dove eventi anche di intensità
inferiore a quello che si è verificato nel Venezuela hanno
provocato danni gravissimi e dove ci sono aree a notevole
pericolosità come Sicilia, Calabria, Campania e arco
appenninico. Il rischio maggiore riguarda gli edifici in cemento
armato costruiti soprattutto tra gli anni sessanta e ottanta
che, in presenza di terremoti molto forti, secondo gli esperti,
potrebbero collassare “impacchettandosi” su sé stessi, come
avvenuto a L’Aquila. Per decenni sono stati realizzate
costruzioni con pilastri più sottili delle travi per cui, in
presenza di un sisma molto intenso, i pilastri hanno ceduto, il
solaio ha perso il sostegno e l’edificio è collassato. “Il
problema è molto complesso – spiega l’ex direttore del Servizio
sismico della Regione siciliana, l’ingegnere Leonardo Santoro –
e riguarda principalmente la normativa che dovrebbe imporre la
realizzazione dei nuovi edifici con isolamento sismico e
l’adeguamento di quelli esistenti nel più breve tempo
possibile”. Un auspicio che si infrange contro la realtà se si
pensa che, prosegue Santoro “sul fronte pubblico, nel 2003 lo
Stato impose la verifica entro tre anni della vulnerabilità
sismica di scuole e altri edifici pubblici, ma secondo i dati
disponibili, almeno il 20% non è mai stato verificato e circa il
50% di quelli controllati necessita comunque di interventi di
adeguamento”.
    Le norme tecniche sono cambiate nel tempo. Dal 1969 al 2003
l’edilizia è stata progettata con criteri antisismici che oggi
risultano superati. Dal 2008 sono state introdotte prescrizioni
più avanzate, ma solo nel 2018 si sono aggiunte indicazioni che
si basano sul principio della dissipazione dell’energia e della
gerarchia strutturale. Per le costruzioni esistenti, dunque, si
dovrebbe procedere o a un adeguamento strutturale o, se
impossibile o antieconomico, alla loro demolizione e
ricostruzione.
    “Gli interventi principali – osserva Santoro – consistono
nell’isolamento sismico, con dispositivi alla base dell’edificio
in grado di separarlo dal terreno dissipando così l’energia del
terremoto, oppure nel rinforzo della struttura, ad esempio
aumentando la resistenza dei pilastri con fibre di carbonio o
ricostruendoli con sezioni maggiori. L’isolamento sismico,
introdotto dalle norme più recenti, è ancora poco diffuso: gli
edifici che lo adottano sono poche decine per città. La legge
non lo impone in modo generalizzato per le nuove costruzioni,
lasciando discrezionalità al progettista, e spesso viene evitato
per i costi”. E criticità si registrano anche sui controlli. I
progetti di costruzione vengono caricati su una piattaforma dal
professionista incaricato e le verifiche sono effettuate a
campione.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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