Le donne siciliane percepiscono pensioni tra i 349 e i 404 euro in meno rispetto agli uomini a parità contributiva. Lo Spi Cgil Sicilia mette nero su bianco i numeri legati alla situazione pensionistica delle donne al di qua dello Stretto. «Mentre vengono alimentati facili trionfalismi sul decollo dell’occupazione femminile senza un attento sguardo sulla qualità dell’occupazione (contratto, tutele, salari) la condizione delle donne pensionate siciliane consegna la loro drammatica quotidianità a causa della disattenzione della politica in relazione al mancato processo reale di parità che ha determinato sulla loro pelle discriminazioni e disuguaglianze». Lo dichiara Elvira Morana componente della segreteria regionale dello Spi.
Il sindacato lancia nuovamente l’allarme: se il 63% delle pensioni in Sicilia è al di sotto di 1000 euro mensili, il 65% è percepito dalle donne. Le differenze vanno da 349 euro in meno sulle pensioni di anzianità/anticipata nel settore privato e a 404,90 euro nel settore pubblico. Dati da cui emerge «la grande discriminazione subita dalle donne nel mercato del lavoro, dalla ridotta partecipazione ai salari inferiori rispetto agli uomini a parità di prestazioni lavorative (nonostante l’art. 37 della costituzione) interruzioni di contribuzione per la nascita dei figli». Tra le cause, ancora una volta, l’assenza di infrastrutture sociali adeguate come asili nido o centri di cura per gli anziani.
«Un aumento della speranza di vita maggiore rispetto agli uomini (82 anni – 77 uomini) – prosegue Morana – deve interrogare tutti su come vengono verranno vissuti questi anni. La medicina di genere, per facilitare l’equità di accesso alle cure, l’appropriatezza delle cure, la prevenzione (sulla quale registriamo da parte ministeriale l’ennesima bocciatura) ad oggi non accompagnano correttamente nessun intervento e presidio sanitario sociosanitario, a partire dalla mancata lettura di genere delle stesse liste d’attesa».
Nella giornata internazionale della donna, le pensionate e i pensionati dello Spi Sicilia chiedono alle istituzioni interventi mirati. «È evidente a partire dal proprio status – conclude Morana – che soltanto con il buon lavoro, retribuito, sicuro, dignitoso; dal riconoscimento del diritto di cittadinanza, sarà possibile gettare basi certe per la democrazia, equità e giustizia sociale».
«Purtroppo passano gli anni – è la chiosa finale della segretaria generale dello Spi Cgil Sicilia, Maria Concetta Balistreri – ma la situazione sembra cristallizzata. Avevamo sperato di leggere un miglioramento delle condizioni in questo anno, ma ci ritroviamo davanti a una drammatica immobilità».