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Rider Taranto denunciano ‘Pagati 3 euro a consegna, fino a 40 km al giorno’

Sono circa 250 i rider che operano
a Taranto lavorando spesso con “guadagni da fame, nessuna
garanzia in caso di malattia o incidenti e consegne esca”. È
quanto denunciato dalla Cgil ionica con le categorie Nidil e
Filt che oggi, in una conferenza stampa, ha scattato una
fotografia delle condizioni di lavoro dei rider delle
piattaforme di food delivery, tema al centro della mobilitazione
nazionale indetta dal sindacato che riguarda gli addetti alle
consegne di Glovo e Deliveroo. Durante l’incontro sono state
diffuse anche alcune testimonianze anonime di rider che lavorano
in città. “Per ogni ordine – ha raccontato uno di loro – pagano
tre o quattro euro. In un giorno faccio anche 30 o 40 chilometri
e alla fine porto a casa circa 20 euro”.
    “Accanto a lavoratori pakistani e afghani – ha spiegato il
sindacato – che sono in Italia perché le polveriere dei loro
paesi di origine non consentono più una vita degna, ci sono i
rider italiani. Spesso ultracinquantenni che la crisi del
manifatturiero costringe a sbarcare il lunario tornando a bordo
di una bici o di un motorino anche sotto la pioggia o il caldo
torrido. È una guerra tra poveri. Siamo di fronte a lavori che
si svolgono in condizioni di schiavitù, di caporalato digitale”.
    L’attività “dei ciclofattorini – è stato sottolineato – diventa,
molto spesso, unica fonte di reddito familiare. Si parla di
consegne a 3,5 euro, che spesso richiedono spostamenti
importanti. A comandare è un fantomatico algoritmo che smista le
consegne e sta determinando una riduzione dei compensi mensili”.
    Così, ha evidenziato la Cgil, “ci sono rider che non riescono a
percepire più di 400/500 euro e quelli che riescono a guadagnare
di più sono quelli connessi anche più di 10 ore al giorno, 7
giorni su 7, che non si sono mai potuti permettere di essere
ammalati, o che non hanno mai potuto concedersi un giorno di
riposo”.
    Il segretario generale della Cgil di Taranto, Giovanni
D’Arcangelo ha annunciato che rinnoverà al Comune la richiesta
di individuare un luogo fisico da adibire all’accesso dei
riders, “potremmo chiamarla ‘La casa dei riders’ – ha spiegato –
un luogo dove i lavoratori possono ritrovarsi, fare pausa,
ricaricare il cellulare, acquisire informazioni sindacali”.
   
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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