
Trasformare la tragedia in impegno
civile attraverso un’associazione che scardinasse i pregiudizi
di genere. È il messaggio lanciato da Gino Cecchettin padre di
Giulia, la studentessa uccisa l’11 novembre 2023 a Fossò in
Veneto, dal suo ex Filippo Turetta, durante il suo intervento
all’Ecomuseo del Mare di Palermo, dove ha presentato il suo
libro “Cara Giulia”. “Se riusciamo a salvare anche una sola vita, abbiamo fatto
tanto”, ha sottolineato il padre di Giulia, citando un incontro
avvenuto in Puglia che lo ha segnato profondamente. “Una ragazza
mi ha ringraziato dicendomi: ‘Mi hai salvato la vita’. Mi ha
raccontato di una storia d’amore tossica da cui non riusciva a
staccarsi; dopo aver ascoltato la nostra storia, ha trovato il
coraggio di lasciare il compagno”. Per Cecchettin, quel momento
è stato la prova tangibile che il sacrificio di sua figlia può
generare consapevolezza: “Vorrei che non ci fossero altre storie
come la nostra da raccontare”.
L’uomo ha poi riflettuto sul potere degli affetti: “Quella
frase, ‘l’amore vince su tutto’, mi sembrava retorica. Poi un
giorno, ricordando tutti insieme Giulia, ho visto i miei figli
ridere a crepapelle, nonostante tutto. Ho capito che la famiglia
era lì, più forte di prima. Da quel barlume è partita la sfida
contro gli stereotipi”. “Pensavo che la morte di mia moglie Monica fosse il punto più
basso, ma una malattia si accetta, nonostante fosse giovane. Non
potevo accettare, però, che una vita fosse spezzata da un’altra
persona” ha detto. Davanti allo “tsunami” della tragedia,
Cecchettin ha confessato di aver trovato la forza di restare
integro per gli altri due figli, Davide ed Elena: “Dovevo
trovare una strategia per continuare a essere genitore. Ho dato
una forma fisica alla rabbia per non farmi spazzare via”. Il
ricordo è tornato poi ai giorni dell’attesa, quando Giulia e
Filippo Turetta risultavano scomparsi: “Speravo fosse stato un
incidente”. La svolta emotiva è arrivata vedendo il figlio
Davide ballare con i compagni: “Lì ho visto la luce. Se loro
ballavano con un barlume di speranza, allora dovevo far nascere
qualcosa di nuovo per contrastare gli stereotipi”.
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Fonte Ansa.it