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Giorno Memoria, rettore Urbino ‘parliamo di futuro ma ferita non si deve chiudere’

“La memoria qualche volta non è cosa comoda perché disturba, chiede, e forse è giusto che lo faccia proprio oggi, mentre inauguriamo un nuovo anno e parliamo di futuro, tenendo aperta una ferita che non si deve chiudere perché da lì passa molta parte della nostra coscienza civile”.
    Le parole del rettore dell’Università degli studi di Urbino Carlo Bo, Giorgio Calcagnini, in apertura della cerimonia nell’Aula Magna dell’Area Scientifico Didattica Paolo Volponi, che ha inaugurato l’anno accademico 2025-2026 dell’Università di Urbino, il 520/o dalla fondazione, proprio nel Giorno della Memoria che ricorda le vittime della Shoah e la liberazione del campo di concentramento nazista di Auschwitz.
    A Urbino la cerimonia si è aperta con l’inno nazionale affidato al Coro 1506 di Uniurb. Poi la relazione inaugurale del rettore Calcagnini. “La nostra cerimonia – ha esordito – si apre nel Giorno della Memoria e questa è una coincidenza che pesa. Ci costringe a rallentare, a ricordarci perché alcune date restano”.

    Un passaggio successivo della relazione ha riguardato le scelte organizzative e strategiche adottate dall’Università nel sessennio rettorale. “Dall’avvio del mandato – ha spiegato il rettore – abbiamo messo a sistema linee di indirizzo che riguardano il modo in cui insegniamo, in cui produciamo conoscenza e il modo in cui portiamo la nostra ricerca nella società per rispondere alle attese di chi si affida alla nostra Università. Un impegno collettivo riconosciuto e certificato nei mesi scorsi dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, che ha giudicato positivamente la maturità organizzativa dell’Ateneo perché fondata su un disegno strategico chiaro e riconoscibile, coerente con le missioni istituzionali e ancorato al contesto territoriale”.

    La valutazione complessiva dell’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca), ha sottolineato Calcagnini, “risulta favorevole, con un riconoscimento specifico per l’efficacia delle missioni istituzionali fondamentali. L’apprezzamento ha dato rilievo anche alla dimensione partecipativa inquadrando docenti, personale tecnico-amministrativo e studenti come soggetti attivi nei processi decisionali. E mi piace pensare che sia proprio questo coinvolgimento diffuso, questa coesione interna che sostiene visione e metodo, l’eredità più autentica che il mandato consegna a chi proseguirà il lavoro dal prossimo autunno”.
    Sul piano delle immatricolazioni, i dati presentati dal rettore hanno restituito un quadro di “sostanziale stabilità”.

    Alla stessa data dello scorso anno, “il numero di studentesse e studenti immatricolati è pari a 4.558, con un incremento dell’1,4%”. “Significativa è la crescita degli studenti internazionali iscritti con titolo di accesso conseguito all’estero nel periodo 2020/2021-2025/2026. Il totale raggiunge, ad oggi, 722 studenti, ed è quasi triplicato rispetto al 2020/2021 quando gli studenti erano 260”.
    Anche rispetto allo scorso anno accademico, “l’aumento di studentesse e studenti internazionali è del 76%. Il trend ascendente ha riguardato sia gli allievi con titolo di maturità straniero, sia quelli con titolo universitario straniero. In chiusura il Magnifico ha rivolto un pensiero alla comunità studentesca.

    “Mi piacerebbe dirvi: ‘siate affamati, siate folli’, non posso perché l’ha detto qualcuno prima di me! Però vi dico restate inquieti e imparate tutto ciò che potete, lavorando duro.
    Insieme. Costruendo relazioni e imparando a discutere senza annientare l’altro”. “A Urbino è possibile, – ha proseguito il rettore – perché tutto si compie in una Università che, come scriveva Carlo Bo, è 0laica nel senso più alto del termine e cioè libera, critica, dove il colloquio è stato sempre considerato come primo e ultimo strumento di vita”.

    Gli interventi della rappresentante del personale tecnico-amministrativo, Lucia Bernacchia, e del Presidente del Consiglio degli Studenti, Manuele Uscov, hanno preceduto l’attesa lectio magistralis di Alessandro Barbero, L’invenzione rinascimentale del Medioevo. Lo storico ha ringraziaato il Rettore e tutta l’Università di Urbino per l’invito: “è un grande onore oltre che un grande piacere per me tornare in questo luogo che, come mi avete appena dimostrato, continua a essere uno spazio di confronto, di critica e di libertà”.
    Il titolo della lectio magistralis “L’invenzione rinascimentale del Medioevo, “nasce dal fatto che io mi occupo di Medioevo, ma qui a Urbino non si può non parlare di Rinascimento e, quindi, abbiamo trovato questo punto di incontro. E vi svelerò un segreto di cui tutti i medievisti come me sono consapevoli: il Medioevo non è mai esistito. In particolare, l’immagine del Medioevo come epoca buia, tenebrosa, non esiste se non come invenzione moderna”.

    “Da qui in poi – sottolinea l’Ateneo – la storia ha cominciato a scorrere in un flusso di parole che ha tenuto insieme l’esattezza dei fatti e il ritmo della narrazione, come sempre accade quando Barbero racconta”.
   

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Fonte Ansa.it

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