
Era capace di intendere e volere al
momento dei fatti Daniele Rezza, il 21enne che l’11 ottobre 2024
a Rozzano, nel Milanese, ha accoltellato e ucciso Manuel
Mastrapasqua, 31enne che stava tornando a casa dal lavoro, per
portargli via un paio di cuffie wireless da 14 euro. Lo ha
stabilito una perizia psichiatrica, affidata alla psichiatra
Mara Bertini e disposta nel processo d’appello, dopo che il
giovane in primo grado era stato condannato a 27 anni di
reclusione.
“L’indagine peritale – si legge nella relazione depositata
alla Corte d’Assise d’appello di Milano e che sarà discussa
nella prossima udienza del 20 luglio – ha evidenziato
nell’imputato alterazioni della regolazione delle emozioni e
un’aggressività reattiva, oltreché proattiva, che possono
considerarsi clinicamente significative, ma che non si integrano
nella nozione giuridica di infermità mentale perché non
inscritte in una patologia mentale rilevante ai fini forensi”.
La Corte aveva accolto l’istanza di perizia della difesa, che
aveva sostenuto che Rezza avrebbe una “disregolazione delle
funzioni emotive che comporta reazioni sproporzionate e non
riesce a controllare gli impulsi a causa di una patologia
psichiatrica”. La sostituta pg Olimpia Bossi aveva chiesto di
respingere la richiesta, perché la “incapacità di gestire la
rabbia è caratteristica di un carattere aggressivo e immaturo,
ma da qui a dire che sia una patologia a me pare escluso”. Per
l’avvocata Roberta Minotti, legale di parte civile della
famiglia Mastrapasqua, dalle carte risultava già che “il
funzionamento cognitivo di Rezza è nella norma, tanto che lui ha
detto pure ‘ho preso 27 anni per una coltellata'”.
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Fonte Ansa.it