
Tra i passeggeri del treno fermo
nella zona di Leopoli, quasi tutti volontari del Mean (Movimento
europeo di azione non violenta) diventati testimoni del
massiccio bombardamento russo, c’era anche il cremonese Gian
Pietro Seghezzi. “Abbiamo vissuto per poche ore ciò che gli
ucraini vivono ogni giorno da tre anni – racconta Seghezzi -.
Inizialmente non abbiamo compreso le ragioni della sosta, poi
abbiamo iniziato a sentire i boati e il rumore della contraerea
e a vedere i bagliori in lontananza e abbiamo capito”.
“La nostra preoccupazione era quella di essere pronti a
evacuare, considerata anche l’età avanzata di alcuni dei
volontari – aggiunge -. Non ci sono stati momenti in cui abbiamo
sentito bombe cadere vicino a noi. Ma nei nostri vagoni c’erano
anche molti ucraini. Erano molto più spaventati di noi”.
Al rientro, Seghezzi porta “una prospettiva più completa di
ciò che sta accadendo – dice -. Abbiamo incontrato un popolo
fiero e pronto a lottare per la libertà, che non si arrende.
Abbiamo garantito il nostro supporto, il nostro scopo resta
quello di gettare ponti”.
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Fonte Ansa.it