
Dopo l’esperienza del Giubileo, ora
non bisogna deporre la speranza per “rassegnarsi
all’indifferenza del mondo, alla aggressività e alle guerre,
alle ingiustizie scandalose, alla corruzione rovinosa”.
L’arcivescovo di Milano Mario Delpini a conclusione dell’anno
Santo ha invitato a non cedere all’indifferenza e a impegnarsi
per “aggiustare” questo “mondo complicato e sbagliato”.
I pellegrini – ha spiegato – hanno potuto vedere le “folle
multicolori” della “Chiesa delle genti” che “apre le porte” e
esercita il perdono e “sperimentare che la loro vita è amata, è
perdonata, è abilitata ad amare e a perdonare” una “vita che è
vocazione a rendere più sereni e costruttivi i rapporti con gli
altri e a rendere più bella e abitabile la terra. Una vita che
ha sperimentato la remissione dei debiti ed è capace di
rimettere i debiti altrui”.
Però in questo anno hanno visto anche “responsabili delle
sorti del mondo e delle istituzioni dei popoli animati da
logiche di potere, malati di aggressività fino alla follia della
guerra e fino a coltivare il progetto di sterminare i nemici.
Hanno visto ricchi arricchire oltre misura e poveri impoverirsi
fino alla disperazione”. E dunque, a conclusione del Giubileo
della speranza, importante è non deporre la speranza che non è “una virtù circoscritta a un anno Santo”.
“Pellegrini di speranza, ora che il Giubileo si conclude,
continuate ad andare per questo mondo complicato e sbagliato –
ha invitato -, per dire di una vita che è vocazione ad
aggiustare il mondo, per dire di una Chiesa che apre le porte
per ospitare la miseria e farvi risplendere la misericordia di
Dio in Gesù Signore.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Fonte Ansa.it