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L’hi tech per riportare all’antico splendore uno dei capolavori di Rubens

L’obiettivo è quello di ridonare ai
colori la stessa lucentezza di oltre 400 anni fa e di restituire
i dettagli delle singole pennellate che il maestro Pieter Paul
Rubens ha impresso in uno dei suoi più grandi capolavori. E per
far tornare agli antichi splendori La Circoncisione, enorme tela
di quasi cinque metri per tre datata 1605 e custodita nella
chiesa del Gesù nel pieno centro di Genova, ci vorrà un
intervento di alta tecnologia. Intervento iniziato con una prima
e delicatissima operazione di rimozione del dipinto dalla sua
nicchia, sopra l’altare maggiore, dove era stata collocata già
dallo stesso pittore fiammingo. Il quadro venne commissionato
dalla nobile famiglia genovese dei Pallavicini.
    In poco più di dieci minuti, gli operai specializzati hanno
calato l’enorme tela adagiandola su dei cavalletti. A quel punto
sono state posizionate sonde per il monitoraggio dello stato di
conservazione del dipinto. Si tratta di data logger che
consentiranno di acquisire dati utili al proseguimento del
restauro. Il recupero è stato promosso dalla Regione Liguria
grazie allo stanziamento di 40 mila euro. “Il valore di questo
lavoro – sottolinea la vicepresidente di Regione Liguria con
delega alla Cultura Simona Ferro – costituisce un ottimo esempio
di come la tecnologia possa intervenire a salvaguardare i beni
culturali che incarnano la storia e la tradizione. Vogliamo che
la Liguria venga considerata una terra di cultura”. Le sonde
monitoreranno la temperatura e l’umidità relativa all’interno
della nicchia retrostante e in prossimità della tela. Questo
monitoraggio prevede l’associazione dei dati ambientali a
un’acquisizione mensile di immagini fotogrammetriche in 3D della
superficie del dipinto. In questo modo i dato raccolti
serviranno a redigere un progetto di restauro adeguato e quindi
consentire di individuare le possibili criticità che potrebbero
causare un parziale degrado legato alle condizioni
microclimatiche. Saranno i laboratori scientifici del Centro
conservazione restauro La Venaria Reale di Torino a eseguire
l’indagine in collaborazione con l’Ufficio beni culturali
dell’arcidiocesi di Genova e la Soprintendenza della Liguria.
    Dopo questa fase, che durerà circa 12 mesi, l’opera verrà
spostata nel museo Diocesano di Genova. “L’intenzione è quella
di lasciare un segno importante sul territorio – spiega la
curatrice Anna Orlando – e andare al di là del mero evento
espositivo”. E una volta ripulito e restaurato il capolavoro
potrà tornare a incantare i turisti e i fedeli.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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