
“Chi ascolta l’opera rimane sbalordito fin dal primo istante
da un torrente di suoni volutamente caotici. Privi di armonia.
Frammenti di melodia, embrioni di frasi musicali vengono
sommersi, si sprigionano e scompaiono di nuovo tra fracasso,
stridore e strilli: è difficile seguire questo tipo di musica ed
è impossibile ricordarsela”. È un passo dell’articolo pubblicato
nel 1936 sul giornale “La Pravda” e intitolato “Confusione
anziché musica” scritto dopo il debutto dell’opera di
Shostakovich “Lady Macbeth del distretto di Mzensk”. Ma in
realtà l’attacco intendeva colpire tutti i giovani compositori
che guardavano all’Occidente nel tentativo di adeguare il loro
linguaggio creativo.
Il feroce attacco della “Pravda” è tornato alla mente la sera
del 24 aprile ascoltando nel concerto sinfonico proposto dal
Carlo Felice di Genova, la Sinfonia n. 5 di Shostakovich, “risposta pratica di un compositore a una giusta critica”.
Scosso dall’articolo, il musicista l’anno dopo presentò appunto
la n. 5: costretto a rinnegare in parte il proprio credo di
compositore, mantenne tuttavia la propria indiscutibile
grandezza nella elaborazione del primo, imponente movimento,
nella soave leggerezza dell’Allegretto, nella profondità del
Largo e nell’esplosione vitalistica dell’ultimo. Una partitura
attraversata da un denso lirismo, in una orchestrazione
straordinariamente variegata dove tutte le sezioni giocano un
ruolo essenziale.
Sul podio dell’Orchestra genovese c’era Samuel Lee, giovane
direttore sudcoreano vincitore nel 2024 del Concorso
Internazionale Malko, con un curriculum alle spalle già di primo
piano. Lee è parso solidamente padrone della partitura. Lasciata
la bacchetta, ha diretto a mani libere ottenendo una lodevole
risposta da parte dell’orchestra genovese in termini di
compattezza, eleganza espositiva, cura delle dinamiche.
Non altrettanto convincente era parsa la prima parte della
serata dedicata al magnifico Concerto n. 2 di Rachmaninov. In
veste solistica c’era il pianista Alexander Gadjiev,
strumentista provvisto di una tecnica straordinariamente solida.
Nonostante le premesse, dunque, la lettura di Rachmaninov non ha
del tutto entusiasmato. Si è avuta l’impressione che, forse per
un numero non elevato di prove, direttore e pianista non fossero
del tutto allineati sul piano interpretativo. Ineccepibile
comunque la prova del pianista che ha regalato poi tre bis
applauditissimi. A termine concerto grandi applausi per tutti da
un pubblico particolarmente folto.
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