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Zerocalcare e la polemica, ‘a saperlo mi sarei accollato la causa’

(di Elisabetta Stefanelli) Nella serie, Due spicci, si prodiga
con gli amici per risolvere i loro problemi nonostante la sua
ritrosia e nella realtà scoppia la polemica per le ingiuste
condizioni di chi ci ha lavorato: ”a me pare assurdo, se è vera
tutta la situazione descritta nelle stories, che nessuno ha mai
pensato di scrivermi e di chiedermi una mano”. Michele Rech, in
arte Zerocalcare, risponde come di consueto – con un video
Instagram in dialetto romano – alle polemiche degli ultimi
giorni sui compensi ai lavoratori della sua nuova serie, uscita
il 27 maggio su Netflix. Un putiferio che ha portato anche ad
un’interrogazione di Maurizio Gasparri, alla risposta della
produzione, Movimenti Italia, alla presa di posizione di Cartoon
Italia in sua difesa, e anche del presidente di Anica Alessandro
Usai.
    “Mi dispiace – ha ammesso oggi Zerocalcare – che non hanno
pensato che io potevo essere un alleato, perché potevo essere
proprio io che sollevavo la questione. Solo che io non è che
sono telepatico, se nessuno mi dice che ci sta un problema ma io
che c…o ne so. Peraltro non penso di essere una persona
particolarmente inaccessibile”. E ha ricordato: “mi sono
accollato qualsiasi causa in questi anni, quando c’è stato
bisogno ho pure fatto saltare il banco litigando con tutti, sono
diventato la caricatura delle cause perse di ‘sto Paese, ma mo’
figurati se non lo facevo per una cosa che ha addosso il nome
mio. Dopodiché io forse sono del ‘900, ma per me funziona che
facciamo una riunione, mi spieghi e poi decidiamo come agire. Se
adesso io mi trovo una mattina a commentare una serie di accuse
da un carosello di stories anonime su Instagram mai sentite
prima” con “il tutto strumentalizzato dagli sciacalli che la
accollano a me” e “così possono fare cento articoli che mi
rompono il c…o e con Gasparri che fa il giustiziere in
Parlamento e poi vota contro il salario minimo, ma come c…o si
fa così?” “Detto questo – ha concluso Rech – molte delle cose
che ho letto sono questioni reali che riguardano tutto il
settore dell’animazione, anzi in realtà tutto il mercato del
lavoro, perché non è che le partite IVA le hanno soltanto gli
animatori. Penso sia giusto che queste istanze vengano discusse
e portate intorno a un tavolo, ma io francamente non ho proprio
idea di qual è la soluzione, se provare a strutturare un
osservatorio sulle condizioni del lavoro nel settore oppure
creare una forma di rating sui salari in modo che ci sia una
specie di albo delle produzioni virtuose e di quelle di m…a.
    Non so manco se sta roba che dico è fattibile perché il dato
surreale di tutta ‘sta discussione è che io non sono né un
animatore né un produttore, però c’è una cosa effettivamente
vera in tutto ‘sto delirio: io sono parte di questa filiera
produttiva come qualsiasi autore, quindi penso che sia giusto
che pure noi ci mettiamo a disposizione. Lo dico sperando che si
accolli pure qualcun altro perché mi pare che agli altri nessuno
gli chiede mai un c…o. Magari per una volta, ‘sto uso
strumentale del nome mio sparato dappertutto porta pure a una
cosa buona”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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