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Al via percorsi di avvicinamento al mondo del lavoro valorizzando i singoli talenti

 “AttivaGiovani è lo strumento con il quale la
Regione dà risposta alla condizione dei “neet”, quei giovani tra
i 18 e 30 anni che non studiano e non lavorano, e lo fa
nell’edizione 2022 con nuove forme e modalità, aggregando
molteplici soggetti intorno a proposte che puntano a favorire
l’inserimento nel mondo del lavoro attraverso l’identificazione
dei talenti di ognuno”.

Così l’assessore regionale alla Formazione, Lavoro e Famiglia
Alessia Rosolen ha sintetizzato lo spirito e la cornice della
misura AttivaGiovani, dotata di 1,8 milioni e incardinata nella
legge regionale sulla famiglia, nel corso della presentazione di
oggi a Trieste.

Nel progetto, che ha come capofila l’Enaip e il cui motto è
“Attiva il tuo talento”, la Regione ha promosso l’unione in
un’associazione temporanea d’impresa di 59 i soggetti tra enti
formativi, associazioni culturali, enti di terzo settore,
imprese, cluster, sodalizi datoriali ed enti pubblici. I percorsi
di coinvolgimento dei neet sono distribuiti su 5 aree di
riferimento (giuliana, isontina, udinese e bassa friulana, medio
e alto Friuli, pordenonese) e hanno l’obiettivo, nell’orizzonte
dell’Agenda 2030 e del Green Deal europeo, di mettere in contatto
i giovani con imprese virtuose del territorio – attraverso visite
ed esperienze – e di offrire loro contesti di apprendimento
diversificati, “in modo – ha spiegato l’assessore – di potersi
mettere in gioco e valorizzare il proprio talento a favore della
realizzazione personale e della comunità, sfruttando le
competenze di base e digitali”. Cinque i macrotemi di
AttivaGiovani: la creatività e il digitale, le città e le
comunità sostenibili, la blue e green economy, startup e
innovazione e femminile e uguaglianza di genere.

“L’inserimento di AttivaGiovani nella legge sulla famiglia – ha
osservato Rosolen – è un dato importante perché evidenzia la
responsabilità condivisa dalla società e dal territorio nei
riportare i giovani a contesti occupazionali e la volontà di
sviluppare quel senso di appartenenza che restituisce valore alle
attività proposte”. 

Per quanto riguarda i neet il Friuli Venezia Giulia è in una
posizione migliore rispetto alla media nazionale, con un trend
che fino alla pandemia è stato di riduzione del fenomeno: i “not
in education, employment or training” (ovvero giovani che non
vanno a scuola, non lavorano e non seguono corsi formativi) sono
passati dal 16,9 per cento del 2017 ai 13,6 del 2020, a fronte di
una media nazionale nello stesso anno del 23,3 per cento ed
europea del 12,5 per cento. “Il nostro dato meno preoccupante
rispetto a quello nazionale è dovuto alla qualità e alla quantità
dei percorsi formativi proposti dall’Amministrazione regionale –
ha rilevato l’assessore -. Ora con AttivaGiovani proponiamo uno
strumento arricchito rispetto alla prima edizione 2017 che non
consiste nella semplice offerta di corsi bensì in occasioni e
scoperta di contesti che portano i giovani al centro
dell’attenzione e ne catturano l’interesse”.

Come è stato ricordato nella conferenza stampa, non si tratta
solo di ragazzi che non studiano e non lavorano tout court, ma
anche di laureati che non hanno trovato la loro strada, di
giovani che hanno cambiato più lavori o di under 30 che non hanno
le idee chiare pur avendo avuto già esperienze di studio e di
formazione.

Alla presentazione odierna hanno preso parte, in presenza e in
remoto, numerosi rappresentanti dei soggetti coinvolti, del
privato sociale e delle pubbliche amministrazioni, “a
dimostrazione – ha concluso Rosolen – che sull’iniziativa
l’interesse è alto e ampio”.

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