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Ristoratore, Liliana chiese sacchi neri,mesi prima di scomparire

Diversi mesi prima che
scomparisse, Liliana Resinovich avrebbe chiesto e avuto dal
titolare di una pizzeria, che conosceva, e in modo riservato
all’insaputa del marito Sebastiano Visintin, due sacchi neri
grandi di quelli utilizzati per i rifiuti solidi urbani. Lo
scrive oggi il quotidiano Il Piccolo sostenendo che a renderlo
noto è stato lo stesso ristoratore (che poi ha venduto
l’attività) in un incontro proprio con Visintin – indagato per
il reato di omicidio – a casa di quest’ultimo. Un colloquio
avvenuto sabato che, riporta il quotidiano, Visintin avrebbe “catturato” con il proprio cellulare. La registrazione sarebbe
già stata consegnata in Questura.
    L’uomo, Alfonso Buonocore – il quale ricorda anche i piatti
che Liliana e Sebastiano mangiarono la sera in cui la donna le
chiese il primo di due sacchi (l’altro lo avrebbe chiesto il
giorno dopo tornando appositamente in pizzeria) – ha detto di
non aver parlato prima, in questi tre anni, perché “allora un
amico carabiniere, informalmente, mi consigliò di farmi gli
affari miei e di starmene fuori da questa storia”.
    Scettica sull’attendibilità delle dichiarazioni è l’avv.
    Federica Obizzi che assiste la nipote di Liliana, Veronica
Resinovich: “Ogni volta che c’è una novità un po’ importante,
poi c’è sempre qualcuno o qualcosa che in qualche modo tenta di
rovesciare la situazione. E’ una cosa strana, anomala, assurda,
che fa sicuramente pensare a una costruzione. Perché queste
dichiarazioni dopo tanto tempo? E perché non farle in Questura o
in Procura?” si chiede la legale. Ricordando invece quanto sia
importante che “due giorni fa c’è stata la comunicazione della
Cassazione del rigetto del ricorso per una terza autopsia” sul
corpo di Liliana, presentato dai legali di Visintin, Paolo e
Alice Bevilacqua. “Dal punto di vista tecnico queste
dichiarazioni – precisa Obizzi – andavano fatte prima in Procura
e poi casomai ai media, perché sono in corso indagini su un
omicidio. Che qualcuno vada a raccontare ai giornali e allo
stesso indagato lascia qualche dubbio”. L’ipotesi è che “si
guardi allo spostamento dell’opinione pubblica. Speriamo la
Procura ci restituisca una scena definitiva, agganciata alla
realtà”, ha concluso l’avvocata.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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