
Le Camere Penali Internazionali
hanno inviato ai capigruppo della Camera e del Senato una
proposta di legge “decreto anti-machete”, per inasprire la
disciplina sul porto e l’uso illecito di armi da punta e da
taglio. La proposta, elaborata sui modelli di diritto
australiano e britannico più moderni, prevede che “nessuno possa
circolare in luogo pubblico con lame o strumenti da taglio,
salvo un motivo concreto, attuale e verificabile e legato ad
attività lecite”, “escludendo la difesa personale come
giustificazione”.
L’iniziativa nasce dall’ esigenza di una “normativa chiara,
uniforme, incisiva” al crescente fenomeno della “circolazione”
di lame, coltelli, machete sempre più coinvolti in episodi di
violenza, soprattutto in contesti urbani, giovanili e di
aggregazione. Il testo introduve la categoria di “arma bianca
urbana”, che comprende coltelli, lame occultate o camuffate,
machete, pugnali, strumenti da punta o taglio idonei all’
offesa, “superando così le attuali incertezze interpretative
della normativa vigente”. Il sistema sanzionatorio è graduale:
fino a 4 anni per il porto ingiustificato di arma bianca, fino a
sei per strumenti a maggiore capacità offensiva e fino a sette
in caso di porto in luoghi come scuole, ospedali, locali
notturni. Per i minori sono previste misure educative,
responsabilità genitoriale se omessa vigilanza e pene severe per
chi fornisce armi a minorenni.
“La lama non può diventare un accessorio urbano né uno
strumento di autodifesa privata. Deve tornare ad essere uno
strumento lecito solo quando serve davvero. Questa proposta mira
a prevenire la violenza prima che si manifesti, che degeneri in
fatto di sangue”, scrivono Alexandro Maria Tirelli, presidente
Camere Penali del Diritto Europeo e Internazionale, e Benedetta
D’Aloisi, Segretaria Comitato Alta Scuola del Diritto Penale
Internazionale e delle Estradizioni.
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Fonte Ansa.it