
(di Benedetta Dalla Rovere) “Una sera, parlando
dell’ultimo saluto, Francesco disse che sarebbe stato contento
della mia presenza, con annessi e connessi, per poi aggiungere
che, qualora le parti si fossero invertite, lui avrebbe potuto,
in Cattedrale o dove non so, presenziare con il suo saluto.
Tocca a me”. È partito da un ricordo personale il cardinale
Matteo Zuppi, presidente della Cei, nel suo intervento al
funerale di Francesco Guccini a Pavana. “Dicevi di te di essere ‘agnostico possibilista’. In ricerca”, ha ricordato Zuppi. “Una
cosa è certa: ci sembra impossibile salutarti e misurare
l’assenza”, ha aggiunto, sottolineando però come quella lasciata
dal cantautore sia “assenza ma anche presenza”, perché “la
poesia e la musica generano sempre altra poesia e aiutano a far
cantare il cuore”.
Il cardinale ha ripercorso attraverso le canzoni le grandi
domande che hanno accompagnato Guccini, il suo rapporto con il
tempo, l’amore, la politica e la spiritualità. “Le ideologie
confondono, fanno male. Hai ragione”, ha detto Zuppi, ricordando
l’insofferenza del cantautore per dogmi, pregiudizi, prepotenti
e manicheismi. “Servono giganti, e quelli che piacciono al
Signore non sono i grandi di questo mondo ma quelli con il cuore
grande, con tanta umanità, gratuita, che condivide e non
calcola, che dona e non possiede”, ha proseguito. Di Guccini ha
ricordato “discrezione, garbo, eleganza antica, timidezza” e
quelle “radici di sapienza antica” di chi era cresciuto “tra i
saggi ignoranti di montagna, che sapevano Dante a memoria e
improvvisavano di poesia”.
Zuppi ha insistito sulla ricerca che attraversava tutta
l’opera di Guccini: “Non hai mai avuto la presunzione di trovare
risposte definitive”. “Il dubbio era il modo di stare davanti
alle cose senza barare, in modo integro – ha aggiunto – . Non
hai smesso di chiedere e di ascoltare. Chi fa sua la domanda
dell’umano, scopre sempre la presenza di Dio”. Poi il
riferimento alla morte avvenuta il 6 agosto: il giorno della
Trasfigurazione per la Chiesa, quello in cui si ricorda
Hiroshima e anche l’anniversario della morte di Paolo VI. Al
termine del suo intervento Zuppi, in piedi accanto alla bara, ha
recitato una preghiera e impartito la benedizione, affidando
Francesco Guccini a quella “gioia senza fine” dove “ogni lacrima
sarà asciugata”.
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Fonte Ansa.it