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Viaggio nelle colonie penali col docufilm firmato da 4 registi

Un itinerario che attraversa i
luoghi dimenticati della detenzione in Sardegna. Il docufilm ‘Nella colonia penale’, diretto da Gaetano Crivaro, Silvia
Perra, Ferruccio Goia e Alberto Diana, da un’idea originale di
Nicola Contini, sarà presentato in anteprima al Bellaria Film
Festival l’8 maggio alle 21,30. Ambientato in Sardegna, tra
Isili, Mamone, Is Arenas e l’ex carcere dell’Asinara, si
sofferma sulla quotidianità nelle ‘case di lavoro all’aperto’,
dove i detenuti scontano la pena dividendo il tempo tra le mura
della cella e svariate occupazioni: coltivano la terra, allevano
animali da pascolo, svolgono compiti di manutenzione della
stessa struttura in cui sono rinchiusi.
    “Sono perlopiù persone migranti. Ignoriamo la loro
provenienza, il reato per cui sono stati rinchiusi, per quanto
tempo ancora dovranno stare lontani dal mondo – sottolineano i
registi – Fin da quando abbiamo cominciato a lavorare sul
progetto – spiegano – abbiamo considerato le colonie penali non
solo spazio di privazione della libertà, ma anche come
rappresentazione di uno stato di eccezione. La fase di scrittura
è iniziata in piena pandemia. La riduzione delle attività in
pubblico legata al distanziamento fisico e la limitazione della
libertà di movimento ci hanno fatto interrogare sulla natura di
quei luoghi”.
    Il ricordo va all’inizio del primo lockdown, segnato da
rivolte carcerarie. “Nelle colonie penali sarde, invece –
chiariscono i registi – sembrava tutto sospeso. La condizione
dei detenuti come lavoratori all’aperto rendeva il loro stato di
prigionia ancora più inusuale, quasi fosse un privilegio
rispetto a chi trascorre 24 ore chiuso in cella. È da questa
osservazione che è nata una rivelazione importante per noi: la
parziale sovrapposizione tra il detenuto della colonia penale
(oggi casa di lavoro all’aperto) e il lavoratore salariato,
inserito all’interno di meccaniche di discipline, controllo, e
violenza. Questo assunto kafkiano è stato fondamentale per
riscrivere il film in fase di montaggio”.
    Il docufilm a episodi, girato ognuno da un regista, in
altrettanti luoghi, è stato scritto, diretto e montato con
l’obiettivo di “costruire un discorso unitario sulla natura
intrinseca dello sfruttamento, svelandone la normalità
codificata e la ritualità, in uno spazio altro da noi, fuori
dalla società, ma in cui siamo pienamente addentro, poiché ne è
diretta espressione”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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