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Ricoverato per calcoli morì dopo due mesi, la famiglia chiede i danni

La famiglia di un 64enne morto l’8
agosto 2024, due mesi dopo un intervento all’ospedale Maggiore
di Bologna per rimuovere due piccoli calcoli in un condotto, si
è rivolta al tribunale civile di Bologna, chiedendo danni per
oltre un milione all’Ausl. Il ricorso è per un accertamento
tecnico preventivo e il giudice Paola Matteucci ha nominato,
fissando un’udienza per il 3 settembre, come consulente tecnico
d’ufficio lo specialista in medicina legale Marco Scaglione, con
il compito di accertare le cause del decesso del paziente.
    L’azione si affianca ad una querela che aveva portato la
Procura, col pm Marco Imperato, ad indagare per omicidio colposo
due chirurghi, per cui poi è stata chiesta l’archiviazione e si
attende la decisione del gip dopo l’opposizione dei familiari,
assistiti dagli avvocati Chiara Rinaldi e Maria Federica
Celatti, mentre i medici sono difesi dagli avvocati Ciriaco
Rossi e Francesco Cardile, mentre nel procedimento civile l’Ausl
è assistita dagli avvocati Roberta Perricone e Gabriele Ghelfi.
    I legali dei parenti del 64enne contestano le conclusioni
della consulenza medico legale della Procura, affidata a Mauro
Pesaresi e Gian Luca Grazi. Secondo i consulenti della famiglia,
Donatella Fedeli e Saverio Pianalto, per la rimozione dei
calcoli è stata eseguita una procedura ad alto rischio, tenendo
conto delle condizioni del paziente, con tecniche non conformi
alle linee guida. Durante l’operazione è stata provocata una
perforazione, che ha causato le complicanze successive (quattro
operazioni nel giro di due mesi) e infine la morte. La lesione,
sempre secondo i consulenti di parte, sarebbe stata
diagnosticata e trattata con ritardo, quando ormai la situazione
era già gravemente compromessa.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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