Paolo Bellini, condannato all’ergastolo in primo grado come quinto esecutore materiale della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e con un passato da criminale multiforme, è “persona che di fronte alla prospettiva di dover scontare l’ergastolo e non poter dare corso ai propri sentimenti di vendetta è sicuramente pronto a rendersi irreperibile e garantirsi così la libertà”.
Lo scrive il tribunale del Riesame di Bologna che ha confermato il carcere per l’ex Avanguardia Nazionale, per il rischio che commetta reati contro l’ex moglie e il figlio del giudice che lo ha condannato e ravvisando in più il pericolo di fuga, come chiesto dalla Procura generale: può infatti contare su “contesti strutturati” che “già in passato gli hanno garantito latitanza, per sottrarsi ai rigori della legge”.
I giudici: Bellini odia l’ex moglie e il giudice dell’assise
Con Paolo Bellini “si è dinanzi a un soggetto per il quale la commissione di un omicidio non costituisce in alcun modo un evento traumatico, essendo avvezzo a tale genere di delitti, tanto da poter essere definito un killer professionista”. Alla luce di ciò, “dei contatti che ha o può facilmente recuperare con i contesti delinquenziali più spietati, dell’odio che prova nei confronti sia del presidente Caruso (presidente della Corte di assise che lo ha condannato all’ergastolo, ndr) che della propria ex moglie e dei parenti più prossimi, si deve ritenere che ricorrano esigenze di cautela sociale definibili di eccezionale rilevanza”. Lo scrivono i giudici del tribunale della Libertà di Bologna nel provvedimento con cui hanno respinto il ricorso dei difensori dell’ex Avanguardia Nazionale, arrestato a fine giugno con ordine di custodia in carcere emesso dalla Corte di assise di appello.
I giudici del Riesame affermano che Bellini, “se fosse sottoposto a misure diverse dal carcere, vi sarebbe la sostanziale certezza che commetterebbe i gravissimi delitti programmati, in relazione ai quali ha maturato i propri propositi criminosi”, sebbene ristretto in quella fase in detenzione domiciliare.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Fonte Ansa.it