
BOLOGNA, 07 LUG – Non retorica ma un ricordo che si cali nella vita quotidiana e diventi valore della nostra società, soprattutto attraverso l’insegnamento perché “la guerra non è un cataclisma imprevisto, ma un prodotto dell’uomo che si è privato della sua umanità e non vuole riconoscerla nel suo prossimo”. È un passaggio dell’intervento che Marco De Paolis, procuratore generale militare presso la Corte militare d’appello di Roma, ha pronunciato questa mattina al Campo di Fossoli, Carpi (Modena), alla commemorazione degli 80 anni della strage del Cibeno.
“Sono passati 80 anni dal 12 luglio ’44 – ha ricordato De Paolis – e noi oggi siamo qui perché questo luogo, questo campo è un luogo di umanità. Noi oggi siamo qui a ricordare e pregare perché ci riconosciamo in quel valore di umanità che altri uomini non hanno voluto riconoscere”. “Ci ritroviamo qui non per odio o per cercare vendetta ma per costruire insieme un futuro di pace, che possa mantenere e difendere quei valori su cui oggi è costruita la nostra comunità, il nostro Stato”.
De Paolis ha istruito e portato a dibattimento 18 processi, dal 2003 al 2012, per le più gravi stragi nazifasciste compiute in Italia durante la Seconda guerra mondiale. Da questa esperienza, ha sottolineato, ha maturato la convinzione che questi “crimini orribili” non fossero “ineluttabili calamità naturali. Dietro i fucili, le bombe, i lanciafiamme, c’erano mani e braccia consenzienti”, “vi erano uomini che avevano scelto, obbedito, anche se avrebbero potuto o dovuto disobbedire. Non è il caso a provocare eventi come questi. Non lo è nemmeno oggi nei tanti e tanti luoghi dove si fa la guerra, dove l’umanità è stata bandita, scacciata, probabilmente ben prima che si fosse cominciato a sparare”. Dall’Ucraina, ha sottolineato, fino alle guerre di cui si parla meno e al Medio Oriente.
La commemorazione si è svolta nell’ex-campo di concentramento di Fossoli. Qui il 12 luglio 1944 67 internati politici furono prelevati dalle Ss e trucidati nel poligono di tiro della frazione di Cibeno. Le vittime furono gettate in una fossa comune e coperte di calce viva per accelerare la distruzione dei cadaveri. Tutte le persone uccise erano italiane, d’età compresa fra 19 e 64 anni, provenienti da varie regioni e di diversa estrazione sociale. Oggi anche la consegna simbolica delle Pietre d’Inciampo intitolate ai 67 martiri, un progetto della Fondazione Fossoli e Aned.
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Fonte Ansa.it