
Produzione in calo e prezzi
dimezzati. È allarme per la campagna pataticola 2025 in Abruzzo,
segnata da una stagione climatica anomala tra siccità e fenomeni
estremi che hanno colpito duramente i raccolti nell’altopiano
del Fucino.
“La situazione è difficile e complessa”, afferma Alfonso
Raffaele, presidente provinciale di Coldiretti L’Aquila. Dopo un
avvio positivo, le quotazioni all’origine sono crollate: da 30
centesimi al chilo subito dopo Ferragosto a 15-20 centesimi, a
seconda della qualità. “La prima distorsione è rappresentata dal
divario esistente tra l’Italia e l’Europa del nord, dove si
trovano i nostri maggiori competitor – spiega Raffaele – di
fatto, la maggiore produzione del Nord Europa, con particolare
riferimento alla Francia, abbatte notevolmente il costo del
prodotto, rispetto a quello sostenuto nel nostro Paese.
Riteniamo che risposte di questo tipo, per quanto esplicative,
non siano sufficienti”.
Da qui, l’arrivo sempre più massiccio di tir dai “cugini
francesi” o da altri Stati europei per smerciare in Italia, e in
particolare in Abruzzo, prodotti che a volte diventano “magicamente” italiani per motivi che è facile intuire. “Se
ricevessimo notizia che le patate francesi non venissero vendute
come prodotto d’oltralpe ma come prodotto italiano del Fucino –
continua il presidente – non esiteremo a perseguire chi si
macchia di questo reato che, di fatto, sottrae reddito e
ricchezza agli agricoltori e al territorio”. Una situazione che,
secondo Coldiretti, richiede maggiore consapevolezza sulle
qualità del prodotto italiano, ancora poco valorizzato.
“Dobbiamo promuovere la cultura del made in Italy – conclude
Raffaele – valorizzandone i caratteri distintivi, potenziando
quanto stanno già facendo realtà come l’Ampp (Associazione
Marsicana Produttori di Patate) o il Consorzio di tutela Igp
Patata del Fucino per l’orticoltura locale”.
Nel territorio abruzzese, e soprattutto nella fertile piana
del Fucino, si producono oltre 2,2 milioni di quintali su circa
3.500 ettari coltivati: le aziende produttrici sono tutte
estremamente meccanizzate e superano le 1.500 unità.
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Fonte Ansa.it