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Natuzzi incontra i sindacati, ‘misuriamo le distanze e accorciamole’

“Fare chiarezza sulle attuazione e
sulle attività che l’azienda ha messo in campo e in base a
questo si misurare le distanze e provare ad accorciarle”. E’
l’obiettivo, secondo quanto riferiscono fonti aziendali,
dell’incontro che il gruppo Natuzzi sta avendo in queste ore con
i sindacati nella sede di Confindustria Bari, dopo il fallimento
delle trattative al Mimit del 24 giugno. Il rilancio di Natuzzi,
spiega l’azienda, passa attraverso due fasi: fermare le perdite
e “ripensare” la produzione, tenendo in Italia quella dei
prodotti premium e all’estero quella di fascia media.
    “Le azioni che abbiamo portato al tavolo – riferiscono da
Natuzzi – erano tarate per raggiungere questo obiettivo, che
riteniamo di ottenere entro 6/12 mesi”. Il piano di rilancio
prevede quindi che i prodotti premium continuino ad essere
fabbricati in Italia mentre quelli di fascia media all’estero.
    Questi riguardano però solo “il 13% degli attuali volumi
produttivi italiani”, percentuale che corrisponde proprio ai
volumi produttivi portati in Italia dalla Cina nel 2025, a causa
dei dazi americani. Per quanto riguarda invece la chiusura degli
stabilimenti nella provincia di Bari, il gruppo ha già annunciato lo stop definitivo dell’impianto di Santeramo Iesce 2
e quello temporaneo di Altamura Graviscella e PS. Ed è proprio
su questo punto che non si è trovato l’accordo al Mimit. Nel
protocollo di intesa, l’azienda ha infatti previsto che i due
stabilimenti chiudano temporaneamente per un periodo che
potrebbe arrivare fino a tre anni. È stato necessario definire
questo arco temporaneo, continuano da Natuzzi, perché quelli
previsti sono “spostamenti molto complessi”. In tutta questa
fase però “i lavoratori saranno tutelati, perché questi
spostamenti non avverranno con un licenziamento collettivo o
azioni unilaterali”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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