
Il turismo è appetibile per le
strutture mafiose che tentano di infiltrarsi in un comparto
strategico. E’ quanto emerso nella seconda giornata per Legalità
in Veneto, l’evento organizzato a Mestre da Camera di Commercio
di Venezia Rovigo, Prefettura di Venezia e Albo Gestori
Ambientali del Ministero dell’Ambiente per mettere a fuoco con
istituzioni, tecnici, magistrati e forze dell’ordine strategie,
strumenti e buone pratiche idonei a rafforzare la legalità nel
territorio e tutelare chi fa impresa in modo sano e seguendo le
regole.
Momento clou della sessione odierna la presentazione del
Protocollo d’intesa per la prevenzione antimafia nel settore
turistico-alberghiero e della ristorazione voluto dalla
Prefettura. Venezia, seconda provincia italiana per presenze di
turisti nel 2024, accoglie oggi il 52% del flusso regionale.
“Correlato fortemente al turismo – ha spiegato Marzia Polles,
responsabile Studi e Statistica Cciaa – il settore alloggio e
ristorazione costituisce un elemento fondamentale per l’economia
provinciale, impiegando circa 64.000 addetti e collocando
Venezia al quinto posto nazionale per numero di occupati nel
comparto. Le imprese sono più di 12.000 e hanno registrato un
incremento complessivo del +14,6% in un decennio, trainato in
particolare dai servizi di alloggio (+39%)». A fronte di un
settore in espansione, tuttavia, si evidenziano alcuni
indicatori di vulnerabilità: «le imprese sono in maggioranza di
piccole dimensioni, l’occupazione nel settore è fortemente
caratterizzata dalla stagionalità e la maggior parte delle
assunzioni del settore sono a tempo determinato”. Per Daniele
Minotto, direttore ‘Associazione Veneziana Albergatori “è
importante che anche grazie a questo Protocollo si arrivi a
farne qualcosa di sistematico. Per la crescita delle nostre
aziende serve la certezza di operare in un contesto di
legalità”. Secondo Beatrice Musolino, Capo di gabinetto della
Prefettura di Venezia, “la vulnerabilità delle imprese in questi
anni, specie dopo la pandemia, è molto aumentata” specie nel
settore turistico “un comparto nevralgico, molto soggetto ad
essere preso di mira dagli interessi illeciti”. “L’impegno – ha
detto Musolino – è quello di identificare gli indicatori di
rischio rispetto alle infiltrazioni criminali e poi di “unire i
puntini”, come in un rompicapo enigmistico, per capire quali
sono le reali situazioni di illegalità: controllando
collegamenti societari, legami personali, flussi finanziari ed
altro ancora. Il tutto con l’obiettivo primario di fare
prevenzione del crimine, indispensabile e complementare alla sua
repressione”. per Marco Turrini della Dia di Padova “l’Italia,
con le white list, le interdittive antimafia e le altissime
competenze investigative è all’avanguardia in questo genere di
attività preventiva, e a fronte di una mafia che è sempre più
transnazionale, c’è da augurarsi che il modello possa essere
esportato”. “Dal 2012, anno della crisi del debito sovrano – ha
spiegato Renato Mason segretario Cgia – si osserva in Italia una
marcata e continua contrazione del credito alle imprese,
fenomeno ancor più intenso in Veneto: rispetto a dicembre 2012,
dopo 13 anni (dicembre 2025), gli impieghi vivi risultano
inferiori del 35% (contro il -25% nazionale)”. E il quadro
veneto appare più critico anche nel confronto territoriale,
soprattutto per le piccole imprese (meno di 20 addetti): al 31
dicembre 2025 il calo degli impieghi vivi rispetto al 2012
raggiunge il 52%, valore superiore del 10% rispetto alla media
italiana (42%). Nell’ultimo anno, inoltre, la ripresa del
credito non interessa le piccole imprese, con una variazione in
Veneto pari ad un -5,5%. Ed in un tale contesto, caratterizzato
da riduzione del credito alle imprese, diminuzione degli
sportelli bancari e da una elevata incertezza mondiale, il
rischio usura aumenta.
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Fonte Ansa.it