
– VENEZIA, 21 MAG – Lo scrittore Salman Rushdie ha
partecipato questo pomeriggio a una ‘Art conversation’ a Venezia
con l’artista Michael Armitage, la cui mostra The Promise of
Change è in corso a Palazzo Grassi. Il catalogo
dell’esposizione, curato da Hans Ulrich Obrist, a sua volta
presente all’incontro al Teatrino di Palazzo Grassi, vede tra i
contributi critici un testo inedito a firma di Rushdie.
La conversazione, che si è incentrata in particolare sul
rapporto tra immagini, letteratura e pratiche artistiche
contemporanee, ha voluto riflettere anche sulla memoria, sulla
trasformazione sociale e sul ruolo dell’arte nel presente.
“Guardando il tuo lavoro – ha detto Rushdie, rivolgendosi
direttamente all’artista – ho pensato a una cosa su cui abbiamo
riflettuto tutti e due: il confine tra il reale e il surreale.
Il realismo emerge nel XIX secolo – ha osservato – e dipende da
un accordo tra lo scrittore e il pubblico sulla natura del
mondo. Entrambi hanno lo stessa immagine della realtà, il mondo
va così e tutti e due sono d’accordo. Ma oggi la realtà è
frammentata, dipende dal background storico di ciascuno, dai
punti di vista… E a volte il surrealismo sembra più reale del
reale”.
Nel corso della conversazione si è parlato poi dei processi
creativi dei due artisti, dell’influenza dei luoghi e del
rapporto tra le opere dell’uno e dell’altro. In conclusione,
rispondendo a una domanda sui progetti futuri, Rushdie ha
parlato dei suoi studi da storico, spiegando di una
sacerdotessa, vissuta nel 2.500 Ac che “doveva intonare inni e
preghiere per gli dei, e così ha fatto qualcosa che nessuno
aveva mai fatto prima: ha firmato le sue opere. È il primo segno
di un autore nella storia”, ha sottolineato Rushdie. “I giornali
dicono che nessuno legge più, che tutto muore… Ma la prima
autrice che ha trovato nome nella storia è questa donna. È la
madre di tutti gli scrittori e mi piacerebbe scrivere di lei”.
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Fonte Ansa.it