Home » Italia » Veneto » Rivalutazione del Tfr, per le Pmi costo aggiuntivo da 6 miliardi

Rivalutazione del Tfr, per le Pmi costo aggiuntivo da 6 miliardi

Il boom dell’inflazione ha causato
anche una forte rivalutazione del Tfr alle Pmi e potrebbe
costare quest’anno mediamente 1.500 euro in più a lavoratore,
con un extracosto per queste realtà con meno di 50 dipendenti
stimato, in via prudenziale, in almeno 6 miliardi di euro. Lo
rileva la Cgia ricordando che i dipendenti delle Pmi con meno di
50 addetti hanno la possibilità di trasferire il proprio Tfr in
un fondo di previdenza complementare oppure di lasciarlo in
azienda come risulterebbe per una buona parte dei dipendenti.
    Ogni anno, pertanto, l’ammontare del Tfr accantonato viene
rivalutato dell’1,5% a cui si aggiunge il 75% della variazione
dell’inflazione conseguita a dicembre rispetto allo stesso mese
dell’anno precedente. La Cgia ha ipotizzato che un lavoratore
attivo da 5 anni presso la stessa azienda con meno di 50
addetti, la rivalutazione del suo Tfr porterà nel bilancio 2023
una crescita dei costi di 593 euro rispetto a quanto è stato
riconosciuto al proprio dipendente sempre con questa operazione
nel periodo che va dalla sua assunzione fino al 2020. Se
l’anzianità lavorativa è di 10 anni, l’aggravio è di 1.375 euro,
con 15 anni, l’incremento è di 2.003 euro, se è da 20 anni
l’extracosto è di 2.594 euro. La maggioranza dei 6,5 milioni che
lavorano nelle Pmi con meno di 50 addetti opta per il Tfr in
azienda. Ipotizzando che siano 4,3 milioni (il 66% circa) e
abbiano un’ anzianità di servizio media stimata pari a 10 anni,
la variazione della rivalutazione del Tfr rispetto alla media
riconosciuta al dipendente nel periodo che va dalla sua
assunzione al 2020, è stata positiva e prudenzialmente pari ad
almeno 6 miliardi. Per cui il milione e mezzo di Pmi con meno di
50 addetti, il boom inflazionistico avrebbe comportato, in
materia di Tfr una stangata che sommato agli effetti
riconducibili all’aumento “imprudente” dei tassi di interesse
deciso dalla Bce hanno spinto in difficoltà la gran parte del
sistema produttivo italiano. La Cgia ritiene che la situazione
più critica sia al Sud e in particolar modo Vibo Valentia, dove
il 91% delle imprese con dipendenti presenti in provincia ha
meno di 50 addetti. Seguono Trapani (89,3%), Agrigento (88,7%),
Nuoro (88,3%), Campobasso (86,1%).
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

Condividi questo Articolo
Dite la vostra!
00

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>