
L’esperienza sensoriale
che unisce archeologia, musica ed emozione approda al Museo
nazionale di archeologia del mare di Caorle (Venezia) su
iniziativa della Direzione regionale Musei nazionali Veneto in
collaborazione con Tramedistoria Impresa Sociale.
“La grotta del suono-35.000 anni di note” è il titolo
dell’esperienza ideata e curata dall’archeologo e musicista
Simone Pedron, presidente di Tramedistoria, che verrà inaugurata
sabato 29 novembre e consentirà al visitatore di percorrere un
viaggio nel tempo lungo 35.000 anni, attraverso i suoni degli
strumenti musicali che ci accompagnano da millenni.
Dopo il successo ottenuto nelle edizioni 2024 e 2025 al Museo
Vittorino Cazzetta di Selva di Cadore (Belluno), la “grotta”
approda a Caorle per raccontare, con suoni, luci e suggestioni,
la nascita del linguaggio musicale umano e il legame profondo
tra l’uomo, la natura e il mare.
L’installazione è il risultato di oltre trent’anni di ricerca
e sperimentazione sull’archeologia del suono: flauti in osso,
fischietti, rombi sonori, tamburi in terracotta, raschiatori e
conchiglie-tromba ricostruiti partendo da reperti originali e
capaci di restituire le sonorità del Paleolitico Superiore, del
Mesolitico, del Neolitico e dell’Età del Rame. Il percorso
accompagna il visitatore in un ambiente immersivo dove suoni in
quadrifonia, luci calde e fragranze naturali evocano luoghi che
potevano essere frequentati dalle prime comunità umane. Registrata nel Castello di Andraz (Belluno), la “colonna
sonora” dell’esperienza è stata realizzata con la collaborazione
delle musiciste Eleonora Demattia e Virginia Salvatore e con la
produzione audio di Federico Pelle di The Basement Studio di
Vicenza.
Un elemento di rilievo sarà il collegamento con il relitto
del Mercurio, le cui evidenze archeologiche sono custodite nel
museo: in alcune giornate, durante la visita, il pubblico potrà
vedere e ascoltare la replica del “sifflet de bosco” – un
fischietto in osso rinvenuto nel relitto ed esposto in vetrina –
interpretato come lo strumento del nostromo utilizzato per
impartire ordini a bordo del brigantino militare, affondato
dagli Inglesi nel 1812 durante la battaglia di Grado (Gorizia).
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Fonte Ansa.it