
Approvato all’unanimità da parte
della Giunta regionale del ddl “Disciplina del settore commercio
nella Regione del Veneto”, fortemente voluto dal presidente
Alberto Stefani tra le prime riforme organiche del sistema
economico veneto.
“Con questo ddl – spiega l’assessore regionale allo Sviluppo
economico e al commercio Massimo Bitonci – avviamo una riforma
organica e strategica del commercio veneto, attesa da anni, che
mette ordine a una normativa frammentata e risponde in modo
concreto alle trasformazioni profonde del settore. Negli ultimi
anni abbiamo registrato una contrazione significativa delle
imprese commerciali, in particolare nei centri storici, mentre
crescono e-commerce e grandi catene. Era necessario intervenire
con una riforma capace di riequilibrare il sistema e sostenere
il commercio di prossimità, che rappresenta un presidio
economico e sociale fondamentale per i nostri territori.
Difendere i negozi di vicinato significa difendere la vita dei
centri storici, il lavoro artigiano, le relazioni umane e
l’economia reale che tiene unite le nostre comunità”.
La nuova legge punta con sulla semplificazione amministrativa,
rafforzando il ruolo del Suap come punto unico di accesso e
ampliando l’utilizzo della Scia, per facilitare l’attività delle
imprese e ridurre i tempi burocratici. Si introducono poi
strumenti più incisivi per governare l’abnorme sviluppo delle
medie e grandi strutture di vendita, con le medie strutture
limitate a soli 400 mq. Importante il capitolo dedicato alla
transizione energetica della rete distributiva dei carburanti:
le stazioni diventano veri e propri hub di servizi alla
mobilità. rilevante è la semplificazione amministrativa. Il Suap
viene rafforzato come unico punto di accesso per le imprese. Per
molte attività si riducono i passaggi burocratici, privilegiando
strumenti come la Scia e la comunicazione. In particolare, per
il commercio all’ingrosso viene introdotta la comunicazione
unica al Suap e alla Camera di Commercio, con il solo requisito
dell’onorabilità. Nel ddl vengono escluse in modo chiaro le zone
produttive, superando ambiguità interpretative del passato per
supportare i centri storici che negli ultimi anni hanno perso
attività e vitalità, per riportare il commercio e i servizi nei
cuori delle città contrastando desertificazione e degrado
urbano. Si incentiva così il contenimento del consumo di suolo,
privilegiando il recupero di aree dismesse e degradate. La nuova
soglia dei 400 mq per le medie strutture segna un cambio di
passo importante. Per quelle fuori dai centri storici, vengono
estesi gli oneri di sostenibilità, mentre i Comuni devono
pianificare le aree idonee. Rilevante anche la valorizzazione
degli hobbisti: i Comuni potranno istituire mercatini
dell’antiquariato e collezionismo e aumentano da 6 a 10 le
giornate annue per i non professionisti. C’è inoltre la
liberalizzazione delle edicole, senza introdurre nuovi vincoli:
i punti vendita potranno continuare a diversificare l’offerta e
accedere alle misure di sostegno del commercio tradizionale. Uno
dei passaggi cruciali riguarda la somministrazione non assistita
nei negozi di vicinato: servizio in piedi senza sedute, niente
cucina espressa ma solo prodotti pronti, prevalenza
dell’attività principale. La riforma è sostenuta da 10 milioni
di euro per il 2026 ed ulteriori stanziamenti per i distretti
del commercio, le attività storiche e il commercio di
prossimità.
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Fonte Ansa.it