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Biennale Architettura crea il futuro guardando l’Africa

(ANSA) – VENEZIA, 17 MAG – L’umanità, “con sguardo miope”, ha
presunto che il pianeta fosse interamente al suo servizio e per
questo “molte risorse cruciali sono state esaurite. Perché la
Terra è stata considerata in modo così limitato?”. Lo chiede
Achille Mbembe, camerunese, uno dei massimi teorici del
postcolonialismo. La frase compare nel percorso di “The
Laboratory of the Future”, la 18/A Mostra internazionale di
Architettura della Biennale di Venezia, a cura di Lesley Lokko,
che attraverso una sguardo privilegiato sull’Africa e sulla sua
diaspora pone al centro del suo essere, del suo interrogarsi e
cercare risposte, problemi centrali come la decarbonizzazione,
la sostenibilità ambientale, la decolonizzazione.
    Quest’anno sono 64 i Paesi partecipanti, oltre alla più varia
provenienza di architetti, ‘practitioners’ come dice Lesley
Lokko, invitati dalla curatrice “Se vuoi costruire un mondo
migliore lo devi immaginare”, dice Lokko. Per farlo, nel campo
dell’architettura, occorre uscire dagli schemi delle “egemonie”
culturali, delle particolarità disciplinari, dalla soluzioni
progettuali e costruttive onnicomprensive. Inutile cercare i
progetti di grido, le strutture che hanno valore per il loro
stesso essere più che per specifica funzione.
    La Biennale di Lokko, architetta e scrittrice anglo-ghanese,
offre altre prospettive perché serve ascoltare voci diverse,
attivare degli agenti di cambiamento.
    La Biennale di Venezia – spiega il presidente dell’ente
culturale, Roberto Cicutto – non deve dare delle ricette. E’ un
laboratorio e questo serve alla sperimentazione”. (ANSA).
   

Fonte Ansa.it

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