
(ANSA) – VENEZIA, 26 MAR – Il Veneto rimane in zona rossa.
Con l’Rt a 1,23 – quello medio nazionale è sceso invece da 1,16
a 1.08 questa settimana – e un’incidenza di positivi di 254 ogni 100.000 abitanti, non ci sono margini per un passaggio a
quella arancione. “Probabilmente siamo in fascia rossa” aveva
anticipato stamane l presidente del Veneto Luca Zaia, il quale
ha però aggiunto di sperare “che “dal 6 aprile si torni alla
normalità”. A determinare la conferma per il Veneto della fascia
rossa è stato appunto anche il parametro dell”incidenza: “Siamo
a 254 positivi ogni 100 mila abitanti” ha detto Zaia. I nuovi
contagi Covid e i decessi sono stati ancora in forte aumento
nelle ultime 24 ore. I positivi al tampone sono stati 2.095 più
di ieri, e si sono contate altre 33 vittime. Numeri che hanno
portato il totale degli infetti da inizio epidemia a 375.500 e
quello dei morti a 10.500. Dati meno negativi sono arrivati sul
fronte ospedaliero: i ricoverati nei reparti non critici sono
stati oggi 1.805, in calo di 10 unità, quelli nelle terapie
intensive 278 (+1). I soggetti attualmente positivi al virus e
in isolamento sono 39.356 (+173).
Nel frattempo proseguono le vaccinazioni alle quali, per ora,
il presidente veneto non si sottoporrà: “sia io che l’assessore
alla sanità Manuela Lanzarin non ci vaccineremo finchè non
avranno la dose tutti i nostri over80” ha precisato .Zaia
intende affiancare alle vaccinazioni una campagna informativa
che ha l’obiettivo di supportare il cittadino nella scelta,
accompagnandolo con informazioni che provengono da fonti sicure
e persone autorevoli, cercando di chiarire dubbi e perplessità.
Tra l’altro la Regione punta sul portale delle vaccinazioni: “se
parte – ha osservato Zaia – siamo pronti a chiudere già lunedì
la trattativa con le farmacie”. “Serviranno per la prenotazione
e la compilazione dei vari documenti burocratici – ha aggiunto
l’assessore Lanzarin – soprattutto per favorire gli anziani”. Su un altro fronte, continua, a distanza, la querelle tra il
prof Andrea Crisanti su alcune linee di azione anti Covid di
Zaia. Crisanti è tornato a criticare le scelte fatte dal Veneto
di puntare sui test rapidi antigenici. “Se la Regione – ha
affermato – invece di adoperarsi freneticamente per i tamponi
rapidi avesse investito in laboratori di microbiologia non
saremmo in questa situazione”.
Intanto il microbiologo ha fatto le prime anticipazioni
sullo studio condotto dall’Università di Padova e dall’ Imperial
College di Londra, sugli abitanti di Vo’. Ne emerge che gli
anticorpi prodotti dal Coronavirus restano in vita
nell’organismo delle persone che sono state positive, o sono
negative, ma risultano positive al test sierologico, dai 9 ai 10
mesi. (ANSA).
Fonte Ansa.it