
(ANSA) – VENEZIA, 11 GEN – Sono in calo – come avviene però
ogni lunedì – i dati del Covid in Veneto. Ma la vera partita per
evitare che la regione, da arancione, finisca in zona rossa si
giocherà nei prossimi giorni, quando il Governo fisserà le nuove
regole per le fasce di rischio. “Con il Governo abbiamo
discusso, ma siamo ancora nella fase del ‘riscaldamento a bordo
campo’ per il nuovo Dpcm” ha detto il governatore Luca Zaia,
dopo il confronto odierno tra Regioni e Palazzo Chigi. Le
anticipazioni sul nuovo provvedimento farebbero escludere
l’ingresso dei 250 contagi ogni 100.000 abitanti tra i criteri
cardine per determinare il livello massimo di chiusura. “Con i
colleghi delle Regioni – ha spiegato Zaia – abbiamo solo chiesto
che i dati siano uniformi. Il ministro Speranza, e anche noi,
abbiamo concordato sul fatto che l’incidenza dei positivi è un
fatto scientifico, ma funziona se tutte le Regioni fanno tamponi
nella stessa percentuale sulla popolazione”. “Non si può
paragonare chi come noi ne fa 60 mila al giorno con chi ne fa
400. E’ difficile allineare dati così. Forse qualcuno si è
spinto avanti con le dichiarazioni, ora farà marcia indietro”,
ha proseguito il Governatore, secondo il quale per la
definizione dell’incidenza dei contagi “il numero assoluto non
si deve mai prendere, non c’entra niente”.
Dal bollettino odierno, intanto, sono arrivati dati in forte
calo rispetto ai balzi di 3-4.000 contagi al giorno delle ultime
settimane. I nuovi positivi in 24 ore sono stati 1.715, per un
totale di 287.701 infetti dall’inizio dell’epidemia; i decessi
38, per un dato complessivo di 7.427. Ma già in serata
l’aggiornamento del report riferiva di 101 morti in più, per un
totale di 7.528.
E’ una dinamica che non sorprende nei bollettini del lunedì,
quando altre volte i dati sono apparsi in frenata, causa i
normali ritardi nel caricamento durante il weekend. C’è però un
altro segnale non negativo: la sostanzialmente stabilità degli
ospedali, con 2.994 ricoverati (+2) nei reparti non critici, e
389 (stesso numero di ieri) nelle terapie intensive.
Non si placa invece la polemica a distanza tra la sanità
veneta e l’ex consulente della prima campagna di tamponi, il
prof. Andrea Crisanti. Lo scienziato – in una intervista a ‘Repubblica’ – ha messo in forte dubbio che la virulenza della
seconda ondata possa essere spiegata con la cosiddetta ‘variante
inglese’. La storia del Veneto “investito dalla variante inglese
del virus non è confermata, dubito che possa essere quella la
causa del disastro” ha sostenuto. Aggiungendo che, dal documento
prodotto dall’Istituto Zooprofilattico il 24 dicembre, si
capirebbe che “la variante inglese non è stata veramente
trovata”. Al docente di microbiologia ha risposto il direttore
generale della sanità del Veneto, Luciano Flor, affermando che
sulla variante inglese “gli unici dati in Italia li ha
L’Istituto Zooprofilattico delle Venezie di Padova. Chi ha altri
dati li renda pubblici” (ANSA).
Fonte Ansa.it