
(ANSA) – AOSTA, 11 FEB – Si chiude anche davanti alla Corte
di Cassazione la vicenda nata dall’inchiesta contabile sui fondi
pubblici concessi dalla Regione Valle d’Aosta al Casinò di
Saint-Vincent tra il 2012 e il 2015, quando la casa da gioco era
in grave crisi. Con due ordinanze i giudici delle sezioni unite
civili hanno infatti dichiarato “cessata la materia del
contendere”. Il motivo è l’annullamento da parte della Corte
costituzionale, l’11 aprile 2022, della sentenza del 30 luglio
2021 con cui la Terza sezione giurisdizionale della Corte dei
conti aveva condannato 18 consiglieri regionali, passati e
attuali, a risarcire 16 milioni di euro.
Dopo quel provvedimento erano partite due iniziative
parallele. Da un lato la Regione aveva proposto ricorso per
conflitto di attribuzione. Dall’altro diversi condannati si
erano rivolti alla Suprema corte, chiedendo “la cassazione senza
rinvio per difetto assoluto di giurisdizione”; si era costituito
in giudizio il procuratore generale presso la Corte dei conti
per ottenere il “rigetto” dei ricorsi.
A esprimersi per prima è stata la Consulta, secondo cui la
ricapitalizzazione della casa da gioco “pur dando vita a un atto
formalmente amministrativo, costituisce, da parte dei
consiglieri regionali, esercizio di una funzione riconducibile a
valutazioni di ordine eminentemente politico-strategico,
inerenti all’autonomia decisionale dell’organo politico della
Regione Valle d’Aosta, in quanto tali esenti da responsabilità,
in base all’articolo 24 dello statuto”. Un provvedimento, ha
stabilito la Cassazione accogliendo la richiesta dei ricorrenti, “idoneo di per sé a far venire radicalmente meno l’oggetto
stesso dell’impugnativa e, con esso, ogni ragione di contrasto e
quindi ogni interesse all’ottenimento della richiesta
pronuncia”. (ANSA).
Fonte Ansa.it