
Callicore, minuscolo e misterioso satellite di Giove a forma di patata, ha ora qualche segreto in meno: il suo primo identikit è stato tracciato nello studio pubblicato oggi sulla rivista Nature Astronomy, dopo che l’osservatorio astronomico di Saint-Barthélemy, in Valle d’Aosta, unico al mondo, ne ha potuto tracciare e fotografare il rapidissimo passaggio tra una stella e la Terra, registrando una piccola eclissi.
L’avvistamento è avvenuto nella notte tra domenica 15 e lunedì 16 dicembre, alle 4.09 del mattino, grazie all’azione combinata di tre telescopi governati da un algoritmo creato ad hoc. Lo studio, coordinato dallo spagnolo Juan Luis Rizos è cofirmato, tra gli altri, da Jean-Marc Christille, direttore della Fondazione Clément Fillietroz, che gestisce il polo astronomico della Regione Valle d’Aosta, sostenuto anche dalla Fondazione Crt. “È stato come vedere da Aosta una moneta da 1 euro sulla punta meridionale della Groenlandia, mentre rotola davanti a una lampadina da 70 watt in un tempo inferiore a quello di un battito di ciglia”, racconta Christille.
La straordinaria precisione dei dati raccolti in Valle d’Aosta potrebbe ora modificare le strategie della missione Juice (Jupiter Icy Moons Explorer) dell’Agenzia Spaziale Europea, lanciata nel 2023. Le stime aggiornate su orbita, forma, dimensioni e brillantezza di Callicore consentiranno di valutare se la sonda potrà avvicinarsi e fotografare la luna gioviana nel 2031. “Lo studio dimostra che la misurazione può essere ripetuta in prossimità del sorvolo di Juice, garantendo una precisione ancora maggiore nella determinazione della posizione del satellite, dell’ordine di poche decine di chilometri”, osserva infatti Pasquale Palumbo, responsabile scientifico della camera Janus a bordo di Juice.
“La scoperta ci riempie di orgoglio e rappresenta un’ulteriore conferma di quanto l’attività scientifica della Fondazione Clément Fillietroz sia internazionalmente riconosciuta”, sottolinea il presidente della Regione, Renzo Testolin. “Da oltre vent’anni il polo astronomico di Saint-Barthélemy rappresenta un riferimento per il territorio, non solo nella ricerca, ma anche per la didattica per le scuole e la divulgazione per il pubblico. Questo risultato – aggiunge – dimostra che il territorio valdostano può raggiungere livelli di eccellenza anche nel momento di grande trasformazione globale che stiamo vivendo: investire nella ricerca, come la nostra amministrazione sta facendo con la Fondazione Clément Fillietroz e con il progetto del Centro unificato di ricerca scientifica della Valle d’Aosta, che nascerà anche da una costola della Fondazione, significa investire sulla competitività e sull’attrattività, quindi sulla crescita, della nostra Regione”.
Il tecnologo Stefano Sartor che, con il direttore Jean-Marc Christille ha realizzato l’osservazione, racconta: “In OAVdA non possediamo una camera digitale dotata di scansione temporale sufficientemente ridotta per la ripresa di un fenomeno di due decimi di secondo. Tuttavia, grazie all’esperienza maturata sulle tecniche osservative nella storia più che ventennale del nostro centro, abbiamo individuato efficaci soluzioni alternative, in termini sia di risoluzione temporale, sia di massimizzazione del rapporto segnale/rumore”. Oltre alla capacità di utilizzo dei tre telescopi, fondamentale per la riuscita dell’osservazione è stata la competenza logica-informatica: “Abbiamo scritto un algoritmo originale per distribuire i tempi di ripresa dei tre strumenti in modo automatizzato e ottimizzato, così da coprire l’arco temporale necessario e ottenere dati significativi – sottolinea il direttore Christille. – Non è scontato possedere le capacità per risolvere un problema tanto complesso avendo a disposizione pochi giorni, dato che gli eventi celesti non aspettano”.
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Fonte Ansa.it