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>ANSA-BOX/ Il caldo sgretola le montagne, soffre la stagione alpinistica

(di Enrico Marcoz) “Non metto i ramponi ai piedi
da fine giugno, roba da matti”. Sono le laconiche parole di una
guida alpina, seduta nel dehors di un bar di Courmayeur,
commentando davanti ad uno spritz la stagione alpinistica
tormentata dal gran caldo. In estate lo zero termico ad oltre
4.000 metri di quota è sempre stata un’eccezione, adesso è la
normalità. I ghiacciai si fondono, si aprono i crepacci, ma
soprattutto il permafrost che tiene assieme le rocce si scioglie
e i crolli aumentano, giorno dopo giorno. Su tutto l’arco
alpino, dal Monte Bianco al Pizzo Bernina.
    L’ultima frana ieri sul Cervino, dove è venuto giù un pezzo
di montagna sulla parete sud. Le guide alpine hanno interrotto
le ascensioni e sconsigliano vivamente gli alpinisti ‘autonomi’
di salire sulla Gran Becca, da sempre simbolo delle scalate su
misto, ovvero con passaggi su ghiaccio e su roccia. Lo stesso
avevano fatto qualche settimana fa i ‘colleghi’ di Zermatt,
sull’altro versante, limitando l’accesso perché la parte finale
della cresta dell’Hornli, ‘spogliata’ dalla neve e dal ghiaccio,
era instabile e troppo pericolosa. “Non possiamo fare finta di
niente – osserva Laurent Nicoletta, presidente delle guide
alpine del Cervino – perché il rischio è troppo alto. Per i
clienti abbiamo pronto sempre un piano B, è vero che ci manca il
cavallo di battaglia ma abbiamo altre montagne bellissime. E poi
c’è settembre che è un mese perfetto per l’alpinismo”.
    Sul Monte Bianco il fenomeno dell’overtourism non si ferma
neanche davanti al gran caldo. Ogni giorno sono decine gli
alpinisti, più o meno esperti, provenienti da mezzo mondo, che
da Chamonix si incamminano sulla via normale del Gouter (quella
dei Cosmiques è chiusa per impraticabilità). Le immagini
rimbalzano sui social. Uno dietro l’altro risalgono la montagna.
    In maglietta e pantaloncini, di giorno fa caldo. Attraversare il
famigerato ‘couloir’ è una roulette russa per le continue
scariche di sassi. Sul ghiacciaio si procede in mezzo all’acqua
e al ghiaccio tritato. Le guide alpine tengono sempre un occhio
verso l’alto, dalle creste volano giù pietre grosse come
roulotte. “La situazione è in continua evoluzione – spiega la
guida alpina di Courmayeur Gianluca Marra – perché la montagna
sta cambiando. A Punta Hellbronner, 3.500 metri di quota, i
ghiacciai non rigelano. Al pomeriggio viene fuori l’acqua,
sembra una piscina. Le vie normali al Monte Bianco sono
sconsigliate, qualcuno sale ma è pericoloso. Le creste si
muovono, occorre fare grande attenzione anche sui tracciati più
semplici. Alcune cime, come la Tour Ronde, sono impraticabili”.
    Quindi? “L’alternativa è cercare itinerari con poco ghiacciaio,
si punta sull’arrampicata sportiva sotto i 3.000 metri, in zone
stabili. Sperando sempre che ritorni il freddo”.
    Va un po’ meglio sulle Alpi orientali, tra Trentino Alto
Adige e Veneto. Ma solo un po’, basta guardare le foto della
Marmolada e raffrontarle con quelle di poco più di dieci anni
fa: nella prima, del 2014, il pendio in quota si presentava
ancora come un’unica distesa bianca, oggi si vedono soltanto
alcune lingue di ghiaccio isolate.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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