
Quando l’allora calciatore del
Barcellona Luis Suarez sostenne a Perugia l’esame per la certificazione della conoscenza dell’italiano “nessuno gli aveva
garantito il superamento” della prova.
Lo ha rivendicato la professoressa Stefania Spina, in quel
momento direttrice del Centro di valutazione e certificazioni
linguistiche, interrogata nel corso del processo davanti al
tribunale del capoluogo per le presunte, anche a suo carico, irregolarità nella procedura. Poi definita “esame farsa” dagli
inquirenti.
Spina e l’ex rettrice Giuliana Grego Bolli si sono
sottoposte a interrogatorio e “hanno risposto alle domande del
pubblico ministero con grande precisione e passione,
rivendicando di aver agito correttamente e senza alcun
favoritismo” come sottolineato dallo studio legale Brunelli che
difende entrambe.
Spina, sentita per prima, ha spiegato che l’esame per
ottenere la certificazione utile ai fini della cittadinanza, “non richiede altro che un livello base di conoscenza della
lingua”. Suarez “si era preparato – ha sostenuto in base a
quanto riferito dai suoi legali -, anche studiando su materiali
che erano già pubblici perché sul sito dell’Ateneo”.
Grego Bolli ha affermato di non avere seguito da vicino la
vicenda e di “non avere dato alcuna indicazione che favorisse il
candidato”. “Egli ha potuto sostenere un esame semplicissimo –
ha aggiunto -, che in quel periodo hanno superato tutti i
candidati, perché a causa dell’emergenza da Covid, si risolveva
in un brevissimo colloquio orale seguendo un binario
precostituito”.
“Siamo confidenti in un favorevole esito del processo” ha
sottolineato anche lo studio legale Brunelli.
Grego Bolli, Spina e un altro imputato sono accusati di
avere istituito una sessione “ad personam” per l’attaccante e
quindi di avergli rivelato in anticipo i contenuti della prova.
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Fonte Ansa.it