
“La Pasqua è il passaggio dalla
schiavitù del peccato alla libertà dei figli di Dio. Possa
davvero ognuno di noi fare esperienza di liberazione, esperienza
di una libertà riconquistata”. Lo ha detto il vescovo delle
diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno,
monsignor Felice Accrocca, sabato Santo, 4 aprile, durante la
Veglia pasquale celebrata nella cattedrale di San Rufino ad
Assisi.
“Questa è la notte – ha sottolineato il vescovo – abbiamo
cantato nell’annunzio del preconio pasquale in cui hai vinto la
morte e dagli inferi sei risorto vittorioso. Questa è la notte
attraverso la quale con la colonna di fuoco hai guidato il
popolo nella marcia verso la libertà. La notte segna il
passaggio dalla schiavitù alla libertà. Abbiamo ascoltato dal
libro dell’Esodo il passaggio del mare: Israele è come
schiacciato, oppresso davanti c’è il mare e dietro l’esercito
del faraone, allora il più potente della terra. Era una
situazione più grande di loro, impossibile da superarsi, eppure
l’autore del Libro Sacro ci aiuta proprio a cogliere il
passaggio. ‘L’Angelo del Signore che precedeva l’accampamento di
Israele da davanti passò indietro: è il momento di svolta. Non è
più Israele che combatte contro l’Egitto, ma è il Signore che
combatte e le cose cambiano anche la colonna di fuoco da davanti
passò indietro. In quel momento la situazione si rovescia e le
parti si invertono”.
Il vescovo – riferisce una nota della docesi – si è
interrogato su quante volte nella vita “ci siamo trovati forse
in situazioni identiche stretti davanti e dietro da problemi, da
situazioni più grandi di noi. Questo può avvenire ad ogni età –
ha detto – . Può avvenire all’adolescente che si trova davanti a
problemi affettivi, a problemi scolastici, a tensioni con i
genitori, con gli amici e sente le cose più grandi di lui. Può
avvenire ad un padre di famiglia prova un momento difficile: il
lavoro che sta perdendo, le tasse da pagare. Quante volte ci
troviamo così, stretti davanti e dietro e sembra di non poterne
uscire e quante volete abbiamo fatto l’esperienza che il Signore
ci ha come ripescati dal fondo e riportati a galla, quante volte
abbiamo sentito che lui è sceso al nostro fianco e ci ha aiutato
a superare l’ostacolo, quante volte ci è stato chiesto di morire
a noi stessi e forse non ce l’abbiamo fatta”. Parlando della
schiavitù del peccato il vescovo ha detto che “il peccato genera
una schiavitù nella persona. Un po’ come la persona che è
dipendete da qualcosa: possono essere sostanze tossiche,
l’alcool, il telefonino. Una dipendenza a volte se ne vorrebbe
uscire, ma non ci si riesce è più forte di noi ci si sente
schiavizzati. Il peccato è una situazione analoga. Solo
l’incontro da Cristo può liberarci dal profondo, può aiutarci a
fare Pasqua ma bisogna avere il coraggio di morire a noi stessi,
di morire al peccato. Perché morire non è facile per niente,
eppure la morte è necessaria, lo si vede dalla vita semplice: se
un ragazzo vuole prendere una pagella occorre morire a sé
stessi: devi studiare, devi stare al chiodo senza quella morte
non c’è la vittoria. Se vuoi diventare un campione nello sport
devi stare al chiodo: allenamenti, diete, orari, una vita
ordinata. Se vuoi suonare e diventare un concertista devi fare
ore di esercizi, solfeggi. Bisogna fare delle scelte nella vita
e ogni scelta è negare qualcos’altro, se scelgo questo nego
quest’altro perché è difficile morire. Ogni scelta è una morte,
è rinuncia per qualcosa di più. È questo che oggi ci è difficile
capire perché vorremmo tutto, subito e possibilmente senza
sforzo. Ed è un inganno. Ecco morire a noi stessi, morire al
peccato e rinascere con il Signore. È quello che stasera
auguriamo ai nostri sette catecumeni che stanno per ricevere il
battesimo e faranno il loro ingresso a pieno titolo nella
comunità dei credenti. Possa davvero questo passaggio, questo
entrare, essere come sepolti nella morte del Cristo, risorgere,
questo scendere e risalire possa essere davvero l’inizio di una
vita nuova nel Signore risorto e possano con la loro vita, con
la loro testimonianza arricchire la comunità cristiana”.
A seguire il vescovo ha impartito il Battesimo e i sacramenti
dell’Iniziazione cristiana ai sette catecumeni, dopo un cammino
di due anni; si tratta di una famiglia di origine albanese,
genitori e due figli, una coppia americana da più di vent’anni
in Italia e un giovane assisano di origine tedesca che avevano
conosciuto il nuovo vescovo qualche giorno fa e gli avevano
raccontato e manifestato la loro gioia di entrare nella chiesa
cristiana.
Al termine della celebrazione il parroco don Alessandro
Picchiarelli ha ringraziato il vescovo per la sua familiarità.
Sono stati tanti i fedeli che hanno partecipato alla Veglia e
agli altri riti della Settimana Santa, celebrati per la prima
volta dal nuovo vescovo, e che sono stati caratterizzati da
momenti molto suggestivi ed emozionanti.
I riti della Settimana santa sono stati trasmessi in diretta
sui canali social della Diocesi attraverso Maria Vision (Sul
canale nazionale 255 del digitale terrestre; per l’Umbria sul
canale 78).
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Fonte Ansa.it